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9 gennaio 2017

Perché tanta rabbia in giro se il mondo sta sempre meglio?

Crollano i poveri e la mortalità infantile. Cresce ovunque l’aspettativa di vita... Eppure il pessimismo dilaga. La riflessione del linguista Steven Pinker

Enrico Pedemonte

Steven Pinker, linguista e psicologo cognitivista alla Harvard University, da anni va in giro a porre un problema che – con opportune semplificazioni – può essere formulato così: perché il mondo va sempre meglio mentre la gente è sempre più arrabbiata? Prima di cercare una risposta a questo epocale interrogativo cerchiamo di andare un po’ più a fondo nel pensiero di Pinker. Steven Pinker è uno studioso pluripremiato che è stato inserito nell’elenco degli intellettuali più influenti del mondo da giornali come Time, Prospect e Foreign Policy. Nel 2011 pubblicò un libro (The Better Angels of Our Nature) nel quale documentava l’incessante diminuzione della violenza nel mondo negli ultimi secoli; sosteneva, tra l’altro, che la società sempre più pacifica in cui viviamo è «il più significativo e meno apprezzato sviluppo nella storia della nostra specie».

Uno sviluppo che ha avuto un’accelerazione negli ultimi decenni: dal 1945 le grandi potenze hanno perso la secolare abitudine di farsi la guerra; e dal 1989 tutti i conflitti organizzati, incluse le guerre civili, i genocidi, le repressioni e il terrorismo hanno continuato a diminuire. Ma di questo straordinario cambiamento i cittadini dei Paesi più evoluti sembrano non rendersi conto, così come sembrano non tenere nella dovuta considerazione il ruolo positivo svolto dalle istituzioni internazionali.

Oggi Pinker ritorna sull’argomento in un’intervista a Julia Belluz (pubblicata su Vox.com) nella quale sottolinea la distanza, pur alla fine di un anno considerato disastroso da larga parte dell’opinione pubblica occidentale, tra il mondo che emerge dai dati misurabili e la realtà percepita da milioni di persone che si lasciano incantare dai leader populisti che spuntano qua e là nel panorama internazionale. «Guardate i dati, non i titoli dei giornali», dice Pinker.

L’articolo continua nel nuovo numero di pagina99, in edicola e digitale dal 7 gennaio 2017

[Fotografia in apertura di George Diebold / Getty Images]

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