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24 novembre 2016

Paul Phua, giochi proibiti a San Marino

Un giro di scommesse clandestine. L’arresto di un miliardario malese sospettato di gestirle. E una società offshore che lo lega a un ex ministro del Titano

Antonio Talia

Dal numero di pagina99 in edicola il 19 novembre 2016

Le ville del Caesars Palace di Las Vegas offrono maggiordomi 24 ore su 24, enormi vasche da bagno realizzate da artigiani italiani, l’accesso a un giardino zen e molti altri confort tutti concentrati in uno spazio di circa 750 metri quadri al prezzo di oltre 40 mila dollari a notte, ma il casinò le concede come benefit a ospiti illustri come monarchi sauditi, celebrità e giocatori professionisti appartenenti all’élite globale dell’azzardo.

Alle 14:50 circa del 9 luglio 2014 una squadra di quattordici agenti dell’Fbi fa irruzione ad armi spianate nelle ville 8881, 8882 e 8888, ritrovandosi di fronte a un muro di monitor collegati a vari siti di scommesse online e ad alcuni televisori sintonizzati su Argentina-Olanda, semifinale di Coppa del Mondo che sta per disputarsi a quasi 10 mila chilometri e cinque ore di fuso orario di distanza, nello stadio di San Paolo del Brasile.

All’interno delle stanze l’agente speciale del dipartimento contro la criminalità organizzata Minh Pham, che guida le operazioni e – come altri due suoi colleghi – parla correttamente il mandarino, ferma e interroga otto sospetti. Il 13 di luglio le accuse a loro carico vengono formalizzate e scattano gli arresti: secondo la procura distrettuale gli otto uomini – quattro di nazionalità cinese, due con passaporto di Hong Kong e due malesi – hanno violato le leggi del Nevada e degli Stati Uniti sul gioco d’azzardo organizzando nelle sontuose ville del casinò un vorticoso giro di scommesse online sulla Coppa del Mondo dal valore stimato di 357 milioni di dollari. L’altra ipotesi di reato – come molti degli investigatori coinvolti nel caso testimonieranno in aula – è che le scommesse configurino anche un colossale caso di riciclaggio.

 

L’indagine dell’Fbi

Al centro di tutto c’è Phua Wei Seng, alias Paul Phua, 52 anni, cittadino malese di etnia cinese, campionissimo internazionale di poker, scommettitore di professione, azionista e presunto proprietario del sito di scommesse IBCBet, nonché – secondo il mandato di cattura dell’Fbi – «esponente di alto rango della 14K», una delle più potenti Triadi di Hong Kong. Un’accusa che il multimiliardario Paul ha sempre negato con insistenza, pur ammettendo di conoscere alcuni esponenti dell’organizzazione. Nell’ambiente del gioco d’azzardo internazionale la notizia dell’arresto di Paul Phua e dei suoi soci ha l’effetto di un terremoto le cui scosse si avvertono attraverso il Pacifico fino a Macao, regione amministrativa speciale della Cina in cui Paul e i suoi soci controllano diversi “junket”, sorta di tour operator d’élite per scommettitori.

 

La pista del Titano

Ma le scosse attraversano anche l’Atlantico e arrivano in Europa raggiungendo un luogo inaspettato, lontano dalle mappe del gioco d’azzardo: la Repubblica di San Marino, dove Phua occupa dal primo febbraio 2011 un ruolo ancora più importante, almeno sulla carta, quello di Ambasciatore non residente accreditato presso la Repubblica del Montenegro. Il 16 luglio 2014, tre giorni dopo l’arresto, il Congresso di Stato di San Marino revoca a Paul la carica di Ambasciatore con effetto immediato. L’agente Minh Pham non lo sa ancora, ma nel corso del raid ha commesso un fatale errore di procedura che circa un anno dopo farà crollare tutte le accuse contro Phua, consentendogli di lasciare Las Vegas da uomo libero nonostante l’enorme massa di indizi e prove accumulate a suo carico.

 

L’allibratore n.1 del pianeta

Chi è Paul Phua e come è arrivato a ottenere un passaporto diplomatico sammarinese? Secondo una maxi-inchiesta condotta dal network sportivo americano Espn, Phua è niente di meno che l’allibratore n.1 del pianeta. Nato a Miri, in Malaysia, nei primi anni ’90 Phua Wei Seng è una figura celebre tra gli scommettitori e gli allibratori di Kuala Lumpur ed è tra i primi a investire sul business delle scommesse online. Non senza qualche incidente di percorso: durante gli Europei del 2004 la polizia malese fa irruzione in un golf club di Miri e trova 22 uomini, tra cui cittadini vietnamiti, di Hong Kong e di Macao, che davanti a una fila di schermi stanno raccogliendo puntate illecite sulle partite in corso. A guidare le loro operazioni c’è Paul Phua, che riceve una sonora multa e deve lasciare la Malaysia.

 

Il business dei junket

Ma il 2004 è anche un anno cruciale per Macao, la zona amministrativa speciale della Cina in cui – a differenza del resto del Paese – il gioco d’azzardo è legale: cade il monopolio sui casinò, fino ad allora controllati da una sola società, e in città arrivano i grandi operatori di Las Vegas come Sheldon Adelson e Steve Wynn. A Macao si riversano flussi immensi di capitali ed esplode il business dei junket, nel quale Phua si inserisce con una sua società: in cambio di una percentuale dell’1,2%, la compagnia di Phua conduce nelle sale Vip del Sands Macau e del Wynn giocatori selezionatissimi, uomini e donne d’affari cinesi che vogliono trascorrere giorni e giorni a tavoli da gioco esclusivi con linee di credito virtualmente illimitate e circondati da lussi degni di un imperatore.

Ma il sistema dei junket costituisce anche una colonna dell’immensa rete di riciclaggio diffusa a Macao: sulle sale Vip vige la riservatezza più assoluta e nessuno può conoscere esattamente il volume di vincite e perdite, fatta eccezione per i pochi seduti al tavolo da gioco. Il severo sistema fiscale cinese vieta di trasportare all’estero somme superiori all’equivalente di circa 50 mila euro ma le vincite sono esentate, basta quindi acquistare i servizi di un junket compiacente per etichettare come premio al tavolo da gioco somme astronomiche, magari di provenienza dubbia, e il funzionario governativo o l’uomo d’affari corrotto si ritroverà il denaro occultato a Pechino già disponibile in conti correnti domiciliati a Macao o a Hong Kong, pronto ad andare in giro per il mondo. Un sistema esportabile altrove abbastanza facilmente, a patto di trovare nazioni disponibili. Nazioni come San Marino, secondo diverse indagini emerse negli ultimi mesi.

 

Tangentopoli a San Marino

Nell’ottobre 2015, mentre Paul Phua deve ancora affrontare il processo di Las Vegas, a San Marino si celebra la prima udienza del “Processo Conto Mazzini”, una sorta di Tangentopoli del Titano. Secondo l’accusa, questo conto corrente riservato veniva rimpinguato da businessman internazionali che lo utilizzavano per corrompere politici sammarinesi in cambio di prestazioni speciali, garantite dall’extraterritorialità di San Marino. Tra i 28 imputati ci sono Claudio Podeschi, l’ex Segretario di Stato che nominò Paul Phua ambasciatore e lo stesso Phua. Ma l’accusa che collega direttamente Macao, Las Vegas e San Marino è stata formalizzata solo nel giugno di quest’anno, come racconta sulle pagine di L’Informazione di San Marino il giornalista Antonio Fabbri: secondo gli inquirenti Podeschi avrebbe fornito a Phua il passaporto diplomatico e la carica di ambasciatore in cambio di quasi due milioni di euro.

 

Il legame con l’ex ministro Podeschi

Il meccanismo, come mostrano diversi documenti investigativi che pagina99 ha potuto leggere, è fondato su due società, la Black Sea Pearl Limited, domiciliata alle British Virgin Islands e amministrata da un socio di Paul Phua, e la Clabi, domiciliata alle Marshall Islands e controllata da Biljana Baruca, compagna di Podeschi. Con un “Consultancy e Brokerage Agreement” stipulato il 14 dicembre 2011 tra i due, la Clabi (società attiva nel settore sportivo e turistico) si impegna a presentare alla Black Sea Pearl opportunità di business e potenziali partner per investimenti a San Marino e nel territorio italiano in cambio di una somma di 2 milioni e mezzo di euro.

 

Passaporti, resort e casinò

Secondo i magistrati sammarinesi il denaro versato dalla Black Sea Pearl alla Clabi proviene, attraverso vari passaggi, dai junket di Macao di proprietà di Paul Phua, e sarebbe servito non solo all’acquisto del passaporto diplomatico ma anche a sostenere il progetto di realizzazione di un resort di lusso con annesso casinò a San Marino. Nel dicembre 2015 Paul Phua, a differenza dei suoi soci, viene assolto dal processo di Las Vegas per un errore procedurale commesso dall’Fbi, ma rimane ancora imputato nel processo sammarinese. Claudio Podeschi è in attesa dei giudizi su varie accuse e al momento non può lasciare San Marino per più di 12 ore e deve comunicare i suoi spostamenti alla Gendarmeria locale. Paul Phua continua a girare il mondo a bordo del suo aereo privato per partecipare a tornei di poker e secondo diverse voci è ormai di casa in Montenegro, dove potrebbe avere stabilito altre attività legate al gioco d’azzardo. Il casinò di San Marino, per ora, è rimasto solo un progetto: i giocatori Vip asiatici e i junket di Macao si sono già spostati verso altri lidi carichi di opportunità.

 

[Fotografia in apertura di Danny Maxwell]

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