Seguici anche su

16 ottobre 2016

Brexit, crolla il valore della sterlina. A spese dei poveri

Il valore della sterlina tocca i minimi. Risultato: i prodotti alimentari, in gran parte importati, costano di più. E ulteriore beffa, sale la quota da versare a Bruxelles

L'ALIENO GENTILE*

Dal numero di pagina99 in edicola il 15 ottobre 2016

Nello scorso mese di giugno i cittadini inglesi hanno votato in un referendum consultivo sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. Come sappiamo il voto espresso a maggioranza è stato Leave, con la conseguenza di far cadere il premier David Cameron che aveva sostenuto il Remain. Da allora si sono susseguite analisi e osservazioni sugli “effetti della Brexit”, che però – concretamente – non è ancora avvenuta. Una delle prove del “successo” della Brexit sarebbe la performance positiva della Borsa inglese: nonostante la scioccante giornata post-voto per tutte le Borse occidentali, l’indice azionario FTSE100, dal giorno prima delle urne a oggi è cresciuto di oltre il 10%.

Per la verità l’indice FTSE100 non rappresenta granché l’economia inglese, a causa della presenza di molte società multinazionali (come le compagnie minerarie) che in Inghilterra hanno solo la sede organizzativa. Tuttavia anche il più generico indice FTSE250 da quel giorno segna circa un +4%, mentre l’indice Eurostoxx è sostanzialmente invariato. È bizzarro, però, scegliere questo metro di misura per valutare gli effetti del referendum, visto che nella City finanziaria la maggioranza dei voti era nettamente per il Remain; il voto Leave ha prevalso piuttosto nelle zone rurali dove, più che sulla rivalutazione delle azioni, gli elettori erano semmai focalizzati su due punti: l’immigrazione – vista come una minaccia per i posti di lavoro – e il costo della contribuzione alla Unione europea.

Scopriremo i dettagli dei nuovi accordi quando le trattative saranno concluse. Per ora infatti non sono nemmeno iniziate: l’articolo 50 dei Trattati europei che disciplina l’uscita volontaria di un Paese dall’Unione sarà attivato solo a marzo 2017. Prima di allora il Regno Unito continua a essere un membro dell’Unione europea a pieno titolo, con tutti gli obblighi da rispettare sulla libera circolazione delle persone e sulla contribuzione al bilancio europeo. La partita sull’immigrazione, dunque, è tutta da giocare. Anche se l’atteggiamento xenofobo sembra aver già contagiato il governo che, a quanto pare, vuole disincentivare le imprese che assumono dipendenti stranieri.

L’altra questione è quella del finanziamento al bilancio di Bruxelles. Il tema è stato oggetto di polemica molto serrata: prima del voto il sito indipendente di fact checking Full Facts metteva in dubbio le somme, mentre poche ore dopo lo spoglio elettorale il leader del fronte del Leave, Nigel Farage, smentiva gli slogan della campagna. I nuovi accordi fra Ue e Regno Unito sono ancora un’incognita, ma il dato certo – a oggi – è che la sterlina sta perdendo molto terreno sul mercato dei cambi: -17% contro euro dal giorno prima del voto e circa -30% dal suo massimo nel novembre scorso.

Questo aiuta le esportazioni e rivaluta i bilanci delle multinazionali che fatturano all’estero (ecco spiegata la crescita della Borsa), ma significa anche che tutti i beni importati (e il 50% del cibo consumato in Inghilterra, per esempio, lo è) risulteranno più cari. Il Pil inglese, che è espresso in sterline, fa scivolare l’Inghilterra dal 5° al 6° posto tra le economie mondiali, scavalcata dalla secolare rivale: la Francia. Inoltre, e qui c’è forse il risvolto più ironico della vicenda, poiché il bilancio dell’Unione viene redatto in euro, il Regno Unito dovrà versare diversi milioni di sterline in più come contributo alla Ue. Chissà se, come suggeriva la pubblicità sugli autobus, questo extra-costo verrà prelevato dal sistema sanitario nazionale.

*Dietro lo pseudonimo L’Alieno gentile si cela un private banker

 

[Fotografia in apertura di Camera Press / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti