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12 ottobre 2016

L’età dei nuovi imperi Google e Facebook

Sono diventate le due più potenti media company del mondo. Anche se a regolare il flusso di notizie è solo un algoritmo segreto

 Dal numero di pagina99 in edicola l’8 ottobre 2016

Google non è solo un motore di ricerca che ci permette di accedere più velocemente ad articoli e dati. E Facebook non è solo una rete di amici con cui mantenersi in contatto. Li possiamo chiamare network, gatekeeper, piattaforme. Ma sbaglieremmo. Perché, forse, per definire le due realtà che oggi controllano la nostra vita, online e offline, sarebbe meglio utilizzare il termine “impero”. Google e Facebook sono diventati infatti i principali media attraverso cui viviamo e cerchiamo di capire il mondo.

Non sono solo dei provider, delle infrastrutture, delle applicazioni, dunque. È quanto sostengono le due giuriste Ellen Goodman e Julia Powles in un articolo pubblicato sul Guardian richiamando anche l’intervento di Emily Bell, direttrice e fondatrice del Tow Center for Digital Journalism della Columbia University. La docente ha utilizzato una frase efficace per descrivere questa nuova realtà: «Facebook si sta mangiando il mondo».

La sua riflessione parte dall’enorme potere messo nelle mani del gruppo fondato da Zuckerberg, che può decidere se, come e quando pubblicare una notizia. Lo stesso si può dire per Google, che con il suo algoritmo può determinare la viralità o meno di una news. Entrambi sono diventati degli organi di comunicazione, i più potenti. E secondo le due giuriste stanno utilizzando gli utenti, milioni in tutto il mondo, come ulteriori canali per aumentare il numero di clic e di condivisioni delle loro storie. Puntando sull’emotività e sugli estremi, sui gattini o sui video violenti.

Il dibattito sulla natura di Google e Facebook si è sviluppato finora soprattutto all’interno del settore giornalistico. Per alcuni analisti queste aziende fanno solo business tecnologico, per altri invece sono delle vere media company. Perché producono contenuti che sono selezionati, presentati e organizzati attraverso un algoritmo, senza l’intermediazione di giornalisti.

Tra Google e Facebook, sostengono Goodman e Powles, è la seconda che presenta maggiormente le caratteristiche proprie di un medium. Facebook infatti vende pubblicità attraverso video e altre modalità, ma anche dati relativi alla community. Però non garantisce l’indipendenza di giudizio, né i controlli delle fonti, per esempio. E commette molti errori.

Ma gli utenti prendono – quasi – tutto per certo, perché Facebook è ritenuta una voce autorevole. Come fosse un quotidiano o un sito di news. Ci sono anche molti fruitori del social che mostrano scetticismo per le prese di posizione riguardo al terrorismo, oppure per la trasmissione in diretta di eventi come sparatorie della polizia americana. Ma commentando positivamente o criticando queste scelte si aumenta ancora il potere che l’azienda ha sulla nostra dieta mediatica. Si rende ancora più forte e solido l’impero di Google e Facebook, fondato su un algoritmo che comanda, a distanza, le nostre vite.

[Fotografia in apertura di Glenn Chapman / AFP / Getty Images]

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