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5 ottobre 2016

Quattro miti da sfatare sui flussi migratori

La percentuale di stranieri in Europa si mantiene quasi ovunque sotto il 15%. E ogni anno milioni di persone fanno ritorno alla loro terra di origine. Tra realtà e percezione, ecco come stanno davvero le cose. Attraverso i dati

MATTIA SALVI

Dal numero di pagina99 in edicola il 1° ottobre 2016

Nell’ottobre del 2014 Ipsos Mori, una società che si occupa di ricerche sociali e statistica in Gran Bretagna, pubblicò i risultati di una inchiesta condotta in 14 Paesi diversi e che aveva lo scopo di verificare quanto la percezione dei cittadini rispetto a variabili critiche della vita del proprio Paese fosse corrispondente alla realtà. A ogni intervistato furono poste dieci domande in cui si chiedeva di quantificare fenomeni rilevanti come il peso degli immigrati, quello della disoccupazione, la diffusione del cristianesimo o dell’islamismo.

L’Italia risultò il Paese più ignorante tra i 14 presi in considerazione, ovvero quello dove le percezioni dei cittadini più si discostavano dalla situazione reale. In particolare, gli italiani sovrastimavano drammaticamente il peso della disoccupazione (percepita al 49%, contro un tasso reale del 12%) e il peso dell’immigrazione: 7% di tasso reale (numero di immigrati rispetto al totale della popolazione) contro una percezione del 30%. Oggi che il nostro Paese – ma l’intera Europa, e persino l’America sferzata dal trumpismo – torna a discutere anche ferocemente di immigrazione, pagina99 propone questi tredici grafici che documentano una realtà diversa dalla percezione dominante.

L’operazione è ovviamente arbitraria, per almeno due motivi. Il primo: qualsiasi statistica e misura scelta per raccontare un pezzo di realtà automaticamente ne ignora altri. Il secondo: non è detto che per tutti i nostri lettori i dati qui raccolti siano così sorprendenti. E, tuttavia, siamo partiti da quattro affermazioni generiche che indubbiamente raccolgono oggi grandissimi consensi e su cui in pochi sembrano voler obiettare. La prima affermazione è quella secondo cui l’Europa sta subendo un assedio senza precedenti da parte di popolazioni in fuga da altri Paesi. La seconda affermazione, che dalla prima deriva, dice che questo enorme movimento umano globale riguarda soprattutto, come luogo di arrivo, il nostro continente. Terzo luogo comune, o credenza diffusa: il movimento è soprattutto da sud verso nord e, infine, si tratta di un movimento a senso unico, dove chi abbandona il proprio Paese non torna praticamente mai da dove è venuto.

I grafici riportati sotto dimostrano che queste quattro affermazioni non sono vere, o quanto meno lo sono solo in parte, secondo le statistiche ufficiali di Onu e Istat. Le elaborazioni sono nostre e in parte frutto del lavoro di un linguista ceco, Jakub Marian, che abbiamo sviluppato e ampliato per scoprire che: la percentuale di stranieri nei Paesi europei si mantiene quasi ovunque sotto il 15% e, negli ultimi anni, solo pochi Paesi hanno avuti aumenti rilevanti.

A livello globale, tra le nazioni che più devono fare i conti con l’emergenza dei profughi non si trovano Paesi europei, ma altri come la Turchia, con 2,5 milioni di profughi sul proprio territorio, o il Libano. Terzo: in molti Paesi europei le nazionalità straniere più presenti sono di altri Paesi europei e non africane o mediorientali, quarto, ogni anno un numero consistente di persone che erano state costrette ad abbandonare le proprie case, fanno ritorno al loro Paese. Solo nel 2015, sono stati più di due milioni. Tutto molto diverso, insomma, da quello che sembra.

 

È un’invasione

miti-migranti-dati-italia-pagina99-5Il 2015 è l’anno in cui si è registrato il maggior numero di rifugiati: 65,3 milioni di persone nel mondo costrette a fuggire dalle loro case e Paesi in tutto il mondo, un dato mai raggiunto nella storia recente, da quando l’Onu si occupa di mappare il fenomeno. L’Europa ha risentito indubbiamente di questa pressione con 1,8 milioni di ingressi, anche qui un dato record con aumenti vertiginosi degli arrivi sia attraverso il Mediterraneo che attraverso le rotte balcaniche.

miti-migranti-dati-italia-pagina99-4Se guardiamo alla variazione della popolazione nata all’estero residente in ogni Paese, tuttavia notiamo come questo flusso pur consistente, spalmato su tutto il continente, si sia tradotto in un aumento percentuale rispetto al totale della popolazione statisticamente rilevante solo nel Nord Europa.  Se un “assedio” c’è stato, questo non ha, almeno per ora, cambiato i connotati del continente, dove quasi ovunque gli stranieri sono sotto quota 15%.

L’Italia, in particolare, secondo i dati Eurostat, mantiene da diversi anni una quota di nati in Paesi stranieri appena sopra i cinque milioni, che vuol dire una percentuale sul totale della popolazione inferiore al 10%. Gli sbarchi, infatti, si traducono in molti casi in trasferimenti in altri Paesi europei e comunque i numeri degli arrivi, pur rilevanti, non sono tali da cambiare nel corso di breve tempo la composizione della popolazione italiana residente in maniera significativa. Questa è la realtà. La percezione individuale è un’altra cosa.

 

È un problema solo europeo

Nel settembre 2015 la cancelliera tedesca Angela Merkel apriva le porte del Paese a donne, uomini e bambini in fuga dalla Siria, provocando così un rilevante aumento dei flussi e degli arrivi nel suo Paese, che è così diventato, in quell’anno, lo Stato a cui sono state sottoposte più richieste d’asilo, oltre 600mila. Questo dato non va tuttavia confuso con il numero totale di rifugiati che ogni Paese ospita. Se guardiamo a questa seconda statistica, notiamo come nessuno tra i Paesi europei sia considerabile tra quelli più toccati dal fenomeno, sia considerando i numeri assoluti – dove primeggia la Turchia con oltre 2,6 milioni di “ospiti” – che quelli relativi al rapporto rifugiati-popolazione.

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In questo secondo caso, il Libano è il Paese più in difficoltà, con 183 rifugiati ogni mille abitanti. Tra gli Stati europei, unici presenti in questa classifica sono Svezia e Malta, con 17 rifugiati per ogni mille abitanti. L’Onu, tuttavia, ha una terza serie di dati di cui tenere conto e che relativizza il numero dei rifugiati in ogni Paese rispetto alla ricchezza, calcolata come prodotto interno lordo (Pil) procapite. Il dato intende mettere in luce il peso che grava sui Paesi più poveri e quindi teoricamente meno pronti a farsi carico dei costi di accoglienza. La Repubblica del Congo, l’Etiopia e il Pakistan sono gli Stati che guidano questa speciale classifica.

 

Gli arrivati non se ne vanno più

I flussi migratori sono spesso raccontati come un movimento a senso unico, viaggi di sola andata verso il “primo mondo”. In realtà le dinamiche sono più complesse sia per quanto riguarda i rifugiati che gli immigrati per ragioni economiche. Come si vede dal primo grafico, lo status di rifugiato non è perenne: se è vero che esiste un numero consistente di persone che permangono in questa condizione per 25 o 30 anni, per altri si tratta di una situazione transitoria, che in alcuni casi si può risolvere anche con un ritorno a casa.

miti-migranti-dati-italia-pagina99-1L’Onu misura quanti donne e uomini facciano ritorno ogni anno nei loro Paesi e nelle loro case. Nel 2016, a fronte di un numero di rifugiati pari a oltre 16 milioni, ci sono stati oltre 2,5 milioni di “ritorni a casa”. Nel 2011 erano stati addirittura oltre 3,7 milioni. Il flusso si mantiene comunque rilevante ogni anno. Altro fatto interessante: se guardiamo ai dati Istat 2014 (gli ultimi disponibili) riferiti al nostro Paese sui flussi migratori, vediamo come a entrate pari a 277.631 unità, vi siano anche 136.328 uscite.

I dati divisi per nazionalità ci dicono che in molti casi si tratta di italiani che escono e rientrano nel proprio Paese – a dimostrazione della complessità dei fenomeni migratori – ma si verificano anche numerose uscite da parte di persone di nazionalità marocchina, rumena o cinese. A dimostrazione che quella di immigrato non è una condizione perenne, o appunto un flusso a senso unico.

 

Vengono tutti dal Sud del mondo

miti-migranti-dati-italia-pagina99-3Fenomeni su cui i giornali e le televisioni puntano spesso l’attenzione sono percepiti dalla maggioranza della popolazione come più frequenti di quanto in realtà siano. Questo fenomeno di distorsione mediatica, uno dei più comuni, può portare a una sopravvalutazione del peso degli immigrati di origine africana e mediorientale nel nostro Paese e in Europa, per il semplice motivo che il loro arrivo sui barconi che attraversano il Mediterraneo è più spesso raccontato dai media che non, ad esempio, gli arrivi attraverso i confini orientali.

miti-migranti-dati-italia-pagina99-2Può sembrare sorprendente che, in molti Paesi europei, le nazionalità di stranieri più rappresentate siano in realtà quelle di altri Paesi europei: per l’Italia i rumeni, per i tedeschi i polacchi, per i belgi gli italiani, per gli irlandesi gli inglesi e così via. Il dato non cambia molto nemmeno prendendo in considerazione gli arrivi degli ultimi cinque anni: anche se aumenta il peso di siriani (nel Nord Europa) e nigeriani (in Italia). Per quanto riguarda specificamente l’Italia, le nazionalità più presenti sono: rumeni, albanesi, marocchini, cinesi, ucraini, filippini e indiani. Nessuna delle nazionalità protagoniste delle recenti ondate migratorie si affaccia quindi tra quelle più numerose nel nostro Paese.

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