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3 ottobre 2016

La Chan Zuckerberg Science vuole i nostri dati clinici

Tre miliardi di dollari contro le malattie dell’umanità. Czs non è una non profit, ma una srl che mapperà le nostre informazioni biologiche. Smantellando le barriere della privacy

PAOLO BOTTAZZINI

Dal numero di pagina99 in edicola il 1° ottobre 2016

Il matrimonio della medicina con la Rete si prolunga almeno dall’età che ci separa da Galeno. Anzi, con le reti, visto che il medico di Pergamo ne contava tre nel corpo umano: nervi, vene e arterie sono canali discernibili che diffondono una sostanza invisibile, lo pneuma. I legami sociali tracciati da Facebook sono invece la metafora dei dati che consegniamo alla piattaforma, da cui gli algoritmi di calcolo spremono l’elemento con cui è costruito il social network – l’informazione. Sia Galeno, sia Mark Zuckerberg, promettono di derivare strumenti utili alla salute dalla conoscenza delle loro reti e della sostanza invisibile che le attraversa.

Sia Galeno, sia Mark Zuckerberg agiscono combinando una serie di interventi tecnici con la prescrizione di uno stile di vita. Il 20 settembre il creatore di Facebook ha annunciato un investimento di tre miliardi di dollari per un piano decennale destinato alla cura, ma ancor più alla prevenzione, di ogni forma di malattia. Il capitale è erogato dalla Chan Zuckerberg Initiative, società che l’imprenditore ha inaugurato l’anno scorso insieme alla moglie, Priscilla Chan: i coniugi più social del mondo coltivano l’ambizione di promuovere l’eguaglianza tra gli uomini e di aiutarli a realizzare le loro potenzialità. D’altra parte, sembra difficile poter chiedere di meno a un’organizzazione che ha in dote un patrimonio di 45 miliardi di dollari, più di quanto una legge finanziaria dello Stato di solito pretenda di salassare dalle tasche degli italiani.

La comparsa del nome del fondatore di Facebook accanto a quello di un (sommo) medico può suscitare sconcerto, anche perché non sono in questione post, profili personali, o scambi di foto e di video – ma proprio la salute dell’organismo, quella che viene minacciata da raffreddori, incidenti domestici, cibi troppo grassi e abitudini malsane. In fondo, quello che separa Galeno da Zuckerberg è lo stile di vita proposto, più dello scopo da perseguire con la medicina. Per il sapiente del II secolo la salute si iscrive nell’ordine fisico ed etico del cosmo; per l’eroe della Silicon Valley è uno dei nodi essenziali nella ricostruzione di uno stato sociale (nel senso di welfare) dedicato ai frequentatori di Facebook. D’altra parte, la comunità degli utenti attivi sulla piattaforma nella prima metà del 2016 ha raggiunto, al mese, quota 1,71 miliardi: da un certo punto di vista è la nazione più popolosa del mondo. E il suo fondatore prende questa affermazione più alla lettera di quanto si creda.

L’annuncio del progetto, etichettato in modo informale Chan Zuckerberg Science (Czs), arriva a poco più di quattro mesi dalla notizia che ogni anno negli Usa una morte su tre viene provocata da errori medici. Notizia emersa da uno studio pubblicato lo scorso 3 maggio dalla John Hopkins University School of Medicine: secondo gli autori, Martin Makary e Michael Daniel, dal 1999 al 2012 il fattore umano e quello organizzativo degli ospedali hanno provocato in media 251.454 decessi all’anno. Il problema non affligge solo il sistema sanitario americano: la relazione Eurostat sulle cause di morte nel nostro continente stima attorno al 33% la porzione di lutti che in Italia si sarebbero potuti scongiurare con cure ottimali, grazie alle tecnologie oggi disponibili. Anche questa pubblicazione è stata divulgata a maggio, su dati riferiti al 2013; la classifica assegna alla Francia la palma di Paese più attento, con il 23,8% dei decessi evitabili – mentre alla Slovacchia la maglia nera dell’Unione, con il primato del 44,6%.

Zuckerberg non ha mai tralasciato un’occasione per divulgare la sua aspirazione a risolvere le difficoltà di portata universale che affliggono il pianeta. E il suo ottimismo di potercela fare. Già nel 2008 dichiarava in un’intervista a Sarah Lacy: «Il mondo ha tanti grandi problemi da risolvere, e noi, come società, stiamo cercando di costruire un’infrastruttura con cui alcuni di questi problemi potranno essere risolti».

Il Csz rappresenta una costola del progetto. I costi di gestione delle infrastrutture assorbono gran parte dei fondi che gli Stati possono assegnare ai programmi nazionali per la salute: quello che rimane per la ricerca è il margine risparmiato dalle prestazioni per i pazienti. Zuckerberg pianifica di custodire il benessere di tutti noi in una rete sanitaria, che comincia a essere tessuta dalla costruzione del Biohub, il palazzo che ospiterà le attività finanziate dalla Fondazione. Per quest’opera è già pronto uno stanziamento di 600 milioni di dollari – perché quando si devono accogliere personalità eminenti della scienza non si può badare a spese. Il personale sarà reclutato tra i ricercatori delle università californiane, da Stanford, da Berkeley, dalla sede di San Francisco della University of California.

Tutti medici e biologi? Naturalmente no. Il contingente su cui il nostro benefattore conta di più è quello degli ingegneri, che distingueranno lo spirito del Biohub da quello di ogni altro laboratorio del mondo (inclusi quelli dei premi Nobel passati e futuri), intrecciando reti di dati con algoritmi ad hoc. «La tecnologia, in verità, non è più tanto una questione di hardware e software. Ha piuttosto a che fare con la raffinazione e l’utilizzo di questa enorme massa di dati per fare del mondo un posto migliore». Le parole sono di Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google/Alphabet; ma dalle parti di Menlo Park nessuno troverebbe alcunché da eccepire su questa formula. Probabilmente non si potrebbe scovare un solo obiettore in tutta la Silicon Valley, nemmeno a cercarlo su Google.

La Rete e la razzia di dati che la percorre servono a migliorare il mondo, soprattutto perché lo Stato e le istituzioni tradizionali hanno mostrato di non potercela più fare. Anche meno se ne è mostrata capace Wall Street, che disgusta Zuckerberg tanto da imporgli di scrivere nel Registration statement di Facebook, depositato al Sec, che «non ci alziamo il mattino con lo scopo di fare soldi» perché «noi non realizziamo servizi per fare soldi; facciamo soldi per realizzare servizi migliori». Le tecnologie che devono andare a comporre il nucleo del Biohub sono sensori per la raccolta di dati biometrici in ambiente reale, insieme a dispositivi per il loro stoccaggio e per la loro elaborazione.

Zuckerberg in persona li elenca in classi di «software di intelligenza artificiale per fare progressi nel neuroimaging; machine learning per analizzare big data sui genomi del cancro; chip per diagnosticare qualsiasi malattia infettiva; sistemi di monitoraggio del sangue per identificare le malattie in fase precoce; dispositivi di mappatura di tutte le cellule nel nostro corpo, e dei loro stati». La trascrizione dell’organismo in reti di dati, convertite in informazione da algoritmi intelligenti, alimenta la promessa di confezionare «rapidamente farmaci per ogni malattia», e di personalizzare la loro efficacia per le caratteristiche fisiologiche di ciascun paziente. Accedi a Facebook e campi cent’anni: altro che birra…

Per Galeno la pratica del medico passa attraverso tre forme di sapere: clinico, prognostico e terapeutico. La cura delle imperfezioni del mondo invece richiede, secondo Zuckerberg, tre mosse tecnologiche: connettere tutti gli abitanti del pianeta alla Rete; comprendere il mondo attraverso meccanismi come il graph search, capace di interpretare gli interessi delle persone e la loro influenza nei gruppi sociali, grazie alla lettura di testi, immagini, video, e di interazioni come i like; costruire un’economia della conoscenza, grazie all’impiego dei dati per ottimizzare finalità, tempo e risorse. Sembra curioso che un uomo, così visionario e disinteressato, abbia deciso di costituire la Chan Zuckerberg Initiative come una società a responsabilità limitata, e non come una fondazione. Infatti, questo statuto gli permetterà di continuare a controllare i capitali investiti e di innestare sul progetto altre società con fini di lucro, attivare campagne politiche e perseguire attività di lobby – operazioni che una struttura non profit gli avrebbe impedito. Naturalmente, tutto a maggior gloria dell’eguaglianza tra gli uomini.

I dati sulla salute sono quelli più blindati dalle leggi sulla privacy, tanto da rendere il loro accesso impervio anche alle strutture pubbliche. La rete di protezione deve imbrigliare gli interessi economici delle industrie farmaceutiche e delle compagnie di assicurazione, affamate come squali di simili informazioni, affinché non possano avventarsi sulle sofferenze delle persone, facendo leva sui loro bisogni per fissare i premi delle polizze o i prezzi delle terapie. Attraverso Czs, Zuckerberg si sostituisce allo Stato, nella raccolta dati e nella promessa di un welfare da cui il settore pubblico si ritira sempre più: in filigrana, nella benevolenza per l’umanità, scintillano potere e ricchezza smisurati. Se, o quando, cadremo nella sua rete di informazioni, il mondo sarà molto diverso da come lo conosciamo oggi. Saremo tutti uguali nel vassallaggio a chi ci conserva in salute.

[Foto in evidenza di Contrasto]

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