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21 settembre 2016

Chi si è arricchito con la globalizzazione

Ad averne tratto vantaggio sono l’1% della popolazione globale e le classi medie asiatiche, dice uno studio. Il mondo è meno povero e diseguale, ma in molti Paesi crescono gli squilibri nazionali

 

Dal numero di pagina99 in edicola il 17 settembre 2016

La globalizzazione ha ridotto le diseguaglianze globali e la povertà nel mondo. Ma a guadagnare di più dall’interconnessione degli scambi economici è stata solo una parte della popolazione del pianeta: l’1% più ricco e le middle classes asiatiche, mentre in Occidente la classe media ha invece visto progressivamente erodersi il proprio reddito. Fenomeni, questi ultimi, che però non sono necessariamente dipendenti l’uno dall’altro.

A fare i conti in tasca alla mondializzazione è Branko Milacovic, economista serbo-americano della Banca Mondiale. In due articoli pubblicati tra maggio e agosto sull’Harvard Business Review, Milacovic analizza i risultati di diversi studi realizzati con altri ricercatori. Il valore dei «redditi reali» nel mondo è «più che duplicato tra il 1988 e il 2011», scrive l’analista, «un cambiamento che ha coinvolto larghe fasce di popolazione (quasi un terzo degli abitanti del pianeta, la maggior parte dei quali in Asia)». È la prima volta «dal 1820 – si stima – che la diseguaglianza globale si è ridotta, da approssimativamente 69 punti del coefficiente di Gini a 64».

Ma la crescita delle classi medie asiatiche è direttamente correlata all’impoverimento delle classi medie in Europa o negli Stati Uniti? In altri termini: il costo da “pagare” per un mondo meno povero è un Occidente meno ricco? Milacovic frena. Non è possibile, spiega l’economista, stabilire connessioni dirette tra questi due fenomeni e quando si parla di diseguaglianza è fondamentale capire da che lato la si guarda. Perché quella globale è diminuita, ma in molti Paesi sono anche cresciute quelle nazionali. «In special mondo in Cina, India, Stati Uniti e Russia».

Pertanto, «se le persone si focalizzano sul livello nazionale, il loro interesse verso ciò che sta accadendo in casa sarà maggiore rispetto a quello che dedicano alla riduzione delle disuguaglianze nel mondo». Questo spiega in parte perché, nonostante i dati raccontino di un mondo meno povero, la globalizzazione venga criticata dalle opinioni pubbliche di molti Paesi e additata come la causa di una generale riduzione del benessere e della felicità proprie, almeno nella percezione collettiva, di un mondo più chiuso.

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