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1 luglio 2016

Italy&Italy, due fotografi a cavallo di vent’anni

La mostra Italy&Italy. Pasquale Bove & Luca Santese nel circuito di Fotografia Europea 2016 accompagna il pubblico in un viaggio sulla riviera romagnola, dagli anni Ottanta fino ai Duemila. Un’anticpazione del viaggio nella Rimini che rimpiange il suo passato pubblicato su pagina99 in edicola
MANUELA DE LEONARDIS

 

La mano di vernice nera isola il tempo nei Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia, location della mostra Italy&Italy. Pasquale Bove & Luca Santese nel circuito di Fotografia Europea 2016. A rammentare che si tratta di foto d’epoca, quella lampada che pende dal soffitto proprio sopra ai due scaffali metallici che definiscono lo spazio dell’archivio.

Illumina senza abbagliare, traducendo anche il senso di suspense e sorpresa che cattura lo spettatore nel momento in cui afferra la maniglia, tira a sé il cassetto e sfoglia le cartelle sospese da cui estrae stampe fotografiche che recano sul retro il titolo, l’anno e la firma/timbro dell’autore. Una selezione di 366 scatti in bianconero e a colori – realizzati tra il 1985 e il 1999 – degli oltre 200 mila presenti nell’archivio del fotografo foggiano Pasquale Bove (classe 1958), che dal 1980 svolge a Rimini la professione di fotografo di cronaca.

In un certo senso quel nero che accompagna lo sguardo, spostandosi dalle pareti – con immagini gustose al limite del surreale, come quella del ragazzo che si tuffa nella fontana con la bandiera italiana (sarà la copertina del libro Italy&Italy) o la ragazza in lingerie nell’enorme piatto di spaghetti che ricorda lo spogliarello di Aiché Nana in Via Veneto (fotografata nel ’58 da Tazio Secchiaroli) – al centro della stanza, rimanda metaforicamente alla scatola nera di un aereo o un’imbarcazione (alla sua funzione di registrare dati) perché l’archivio è sempre luogo fisico e simbolico di memorie.

Da questo buio consapevolmente ricreato da Luca Santese (Milano 1985) – fotografo e co-fondatore del collettivo Cesura, attivo nella valorizzazione di fondi fotografici – prendono forma una serie di immagini (diurne e notturne) che definiscono, o meglio restituiscono all’immaginario collettivo, la sottocultura di un’Italia ruspante, raccontando con un linguaggio diretto, esente da virtuosismi estetizzanti, un momento preciso della storia nostrana.

Quando Santese, tre anni fa, si reca a Rimini con l’intento di implementare il progetto organico sulla contemporaneità italiana si aspetta di rintracciare «il divertimento, la leggerezza, il turismo, una specie di Dolce Vita… invece, ora è tutto un po’ sintetico», come spiega. Casualmente trova quelle “icone di italianità” partendo dall’archivio digitale di Pasquale Bove, dove intercetta scansioni di pellicole che lo conducono all’archivio “vero”, quello cartaceo.

«Ero affascinato da quell’esplosione di icone che parlano di sentimenti, commedia, tragedia, crimine, convivenza, maschera, teatro… all’italiana. Ogni immagine nasconde un significato politico-sociale-culturale. Pasquale mette sempre il soggetto al centro dell’inquadratura, dandogli autorevolezza. Anche le didascalie scritte da lui, secondo un suo personale criterio di ricerca, dialogano, scherzano o magari stridono con le immagini stesse».

[Fotografia in apertura della mostra Italy&Italy. Pasquale Bove e Luca Santese nel circuito di Fotografia Europea 2016]

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