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9 giugno 2016

Nigeriani su Marte, la corsa allo spazio made in Africa

Abuja vuole mandare in orbita il primo uomo entro il 2030. Per ora si limita ai satelliti, cercando di emulare il Sudafrica. Un’anticipazione del reportage sullo sviluppo di nuove tecnologie nel continente pubblicato sul nuovo numero di pagina99 in edicola
GABRIELE CATANIA

 

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando l’Italia, negli anni ’60, lanciava i suoi satelliti dalla base di Malindi in Kenya. Oggi la stazione, ribattezzata Luigi Broglio, è usata soltanto per il tracciamento di satelliti, ma l’avventura degli africani nello spazio sembra appena agli inizi.
A fare da apripista è il Sudafrica, l’economia più sviluppata del continente e la patria del primo africano a essersi avventurato nello spazio, il milionario Mark Shuttleworth, nel 2002, secondo turista spaziale dopo l’americano Dennis Tito.

Ed è sudafricano pure Elon Musk, fondatore della Tesla Motors nonché della compagnia spaziale SpaceX. In Sudafrica, e più precisamente nel deserto del Karoo, dovrebbe essere costruito il più grande radiotelescopio del pianeta, dotato di un computer centrale con una potenza di calcolo di 100 milioni di pc, e così sensibile da poter intercettare un radar aeroportuale a decine di migliaia di anni-luce. Ma Pretoria non si interessa allo spazio solo per motivi scientifici: alla fine del 2014 la Russia ha lanciato, dal leggendario cosmodromo di Bajkonur, il primo satellite-spia sudafricano. Se il Sudafrica, attraverso la sua Nasa (l’agenzia spaziale Sansa), manda avanti il suo programma spaziale, gli altri paesi africani non stanno a guardare.

Già nel 1964 un insegnante di scienze dello Zambia, un tale Edward Makuka, sognava di spedire sulla Luna e poi su Marte un equipaggio africano; il suo sogno finì quando l’Unesco si rifiutò di finanziare il progetto. Oggi Etiopia, Gabon, Kenya e Ghana annunciano le proprie ambizioni celesti, fermo restando che non è sempre facile distinguere tra progetti e mere velleità (sembra essere più pragmatico il Ruanda, che sta realizzando il primo aeroporto del mondo per droni).

In ogni caso il primo “afronauta” (copyright della fotografa spagnola Cristina de Middel) sarà forse nigeriano. Infatti il colosso africano, che nel 2020 dovrebbe raggiungere un Pil di oltre 700 miliardi di dollari, ha dichiarato di voler mandare un astronauta nello spazio entro il 2030. L’obiettivo è a dir poco grandioso, e sembra essere dettato anche da calcolo politico, motivi di orgoglio nazionale e aspirazioni di egemonia militare (non a caso Abuja ha chiesto aiuto ai cinesi, che hanno spedito nello spazio il loro primo taikonauta nel 2003).

Molti hanno accolto l’annuncio con scetticismo. Altri hanno criticato Abuja, dicendo che farebbe meglio a usare le risorse del programma spaziale nella lotta alla povertà. Tuttavia in Nigeria esiste davvero una giovane ma vitalissima industria aerospaziale, e sono già cinque i satelliti nigeriani lanciati nello spazio dal 2003. Secondo il ministro nigeriano della Scienza e della tecnologia, Ogbonnaya Onu, «lo spazio è un’importante risorsa al cui sfruttamento la Nigeria deve partecipare allo scopo di proteggere i propri interessi nazionali». Non contenta Abuja ha anche proposto la creazione di un’Agenzia Spaziale Africana: e forse, unendo le forze, il sogno di quell’insegnante di scienze zambiano potrebbe davvero diventare realtà.

[Fotografia in apertura di Contrasto]

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