Seguici anche su

25 marzo 2016

L’incerto business model del premio Strega

Alla vigilia delle candidature per il più famoso riconoscimento letterario italiano, Feltrinelli ha già detto di no e molti piccoli editori seguiranno. Alti i costi, aleatoria la resa. Articolo tratto dal nuovo numero di pagina99 in edicola
EMANUELE TIRELLI

 

Feltrinelli ha detto che non ci sarà, e per le prossime edizioni deve ancora pensarci. È un atto di protesta contro regole e accentramenti del premio letterario più importante d’Italia, alla vigilia dei suoi primi settant’anni. Ecco allora che la litania del «vincono sempre gli stessi» è iniziata assai robusta prima ancora che si conoscano i candidati, e di certo non si fermerà. Anche perché, a guardare i numeri dello Strega, non è una bugia. Ragionando per gruppi, Mondadori ne ha portati a casa 24 cui si aggiungono i 13 di Einaudi, mentre Rcs se n’è aggiudicati 10 con Rizzoli e 9 con Bompiani. E se consideriamo la nascita del colosso Mondazzoli, dovremmo addirittura sommare i primi tre (Bompiani invece dovrà essere ceduto per volere dell’Antitrust).

Il calendario dice che si comincia tra poco: il primo aprile si ufficializzano le candidature e due settimane dopo i nomi della dozzina, il 15 giugno quelli della cinquina e l’8 luglio sarà annunciato il vincitore in una serata all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Parliamo naturalmente della sezione per adulti, perché dal 2014 esiste anche quella Giovani (che Feltrinelli ha vinto con Catozzella) e da quest’anno pure lo Strega Ragazze e Ragazzi. Ma se persino Feltrinelli ha passato la mano, quanto conviene partecipare ai piccoli e medi editori? Stefano Petrocchi, direttore della fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del premio, dice che «fa aumentare di cinque volte le vendite del libro vincitore, mentre gli autori della cinquina sono beneficiati soprattutto dalla visibilità».

Quando si partecipa allo Strega, bisogna fare i conti con le previsioni ma pure con le spese: inviare 500 copie gratuite alla giuria (400 sono gli Amici della Domenica: autori, editori, addetti ai lavori in generale e qualche politico) e sostenere i costi per le trasferte ufficiali. E la valutazione del peso dipende soprattutto dalla consistenza economica dell’editore. Per quanto abbia sempre scelto un profilo poco aggressivo, la casa editrice E/O – considerata “media”, come attesta la presenza alla fiera Più libri più liberi di Roma – non è di certo l’ultima arrivata: di recente, in occasione di un incontro organizzato dal blog Via dei Serpenti a Roma, il co-fondatore Sandro Ferri ha dichiarato di avere chiuso il 2015 con un fatturato di circa 12 milioni di euro.

Eppure, i ragionamenti sullo Strega li fanno anche loro. Per il direttore commerciale Gianluca Catalano «la percezione è che il libro arrivi a un lettore meno attento, soprattutto perché nel periodo dello Strega anche giornali e siti internet che di solito non si occupano di letteratura citano i titoli in concorso. L’effetto si è sentito anche con Elena Ferrante (oggi finalista al Man Booker International Prize 2016, ndr), ma poi dipende dal tipo di libro. Il cielo dei potenti di Alessandra Fiori ha avuto un picco nel periodo compreso tra l’annuncio della dozzina e quello della cinquina, in cui non è entrata, e subito dopo ha ripreso con gli stessi numeri di prima».

Risultati diversi li registrano quelli di Neo, che sono più piccoli, editorialmente giovani ma assai determinati, e forse per questo avevano di più da guadagnare. Loro sono andati in dozzina l’anno scorso con XXI Secolo di Paolo Zardi. «La ricaduta», dice Angelo Biasella, «è stata molto importante. L’attenzione nei nostri confronti è aumentata e il titolo continua a vendere. Siamo più conosciuti per librerie, distributore (sono entrati da poco nel gruppo Messaggerie, ndr), giornalisti e lettori. XXI Secolo ha avuto un centinaio di articoli tra recensioni e interviste, e negli ultimi dodici mesi sono arrivati 7 mila manoscritti, quindi siamo più credibili anche agli occhi degli scrittori».

Non potendo fare previsioni certe, sembra quasi che la forza dello Strega sia la pubblicità, ma anche questo elemento è variabile. Agnese Manni, editore pugliese, sottolinea che l’aspetto delle vendite non è l’ingrediente esclusivo quando si partecipa a un evento del genere. «Esserci», osserva, «è come mettere al libro il vestito buono agli occhi del pubblico. Parlo della fascetta, naturalmente».

Il loro Se mi cerchi non ci sono di Marina Mizzau è entrato in dozzina nel 2015 presentato da Umberto Eco e Angelo Guglielmi e adesso è finalista al Premio Bergamo. Dice ancora Manni: «Credo che la visibilità dello Strega sia stata decisiva anche per questo, ma non è tale da cambiare completamente le sorti di un volume. Di sicuro è stata determinante per l’attenzione delle librerie, ma poi c’è tutto il discorso delle rese. Abbiamo alzato la tiratura rispetto ai nostri standard perché sapevamo che distributori e librai l’avrebbero chiesto dopo la selezione, ma se torna indietro l’invenduto si tratta di soldi investiti a vuoto. La regola di portare almeno un editore piccolo o medio in cinquina è un bel passo avanti, ma chi sa di non poter sostenere certe spese evita proprio di andare incontro alla candidatura».

[Foto in apertura di Paola Minaccioni / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti