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15 marzo 2016

I 40 anni di Prima Pagina, quando il giornalismo scoprì l’interattività

Il 15 marzo 1976 nasceva la storica trasmissione di Radiotre, ideata da Enzo Forcella. Non solo rassegna stampa, non solo microfono aperto, ma la loro unione. Fu una rivoluzione, che scardinò la rigida separazione tra speaker e ascoltatori. Per l’occasione, ecco gli estratti di alcune puntate «storiche». Andate in onda nei giorni in cui la Storia ha fatto a brandelli il quotidiano
ALESSANDRO LEOGRANDE

 

Ricordava Miriam Mafai, parafrasando Hegel, che se la lettura dei giornali è una forma di preghiera laica del mattino, i suoi officianti, coloro i quali conducono, orientano, sollecitano un rito collettivo che riguarda tuttora milioni di italiani, sono i conduttori della rassegna stampa di questa o quella radio. La Mafai aveva in mente però una trasmissione in particolare, Prima Pagina, nata esattamente quarant’anni fa, il 15 marzo del 1976, grazie al genio dell’allora direttore di Radiotre Enzo Forcella.

Il programma, che venne inizialmente chiamato Quotidiana, previde fin dall’inizio la lettura commentata dei giornali del mattino in diretta, da parte di vari giornalisti che si alternavano ai microfoni di via Asiago. Il primo ad andare in onda fu Ruggero Orlando. Il passaggio definitivo a Prima Pagina avvenne invece qualche mese dopo, il 4 ottobre del 1976: in conduzione questa volta c’era Eugenio Scalfari, la Repubblica non aveva ancora compiuto un anno di vita. Fu lo stesso Forcella a sollecitare un cambiamento sostanziale: a una prima parte della trasmissione già rodata, con il commento e lo sfoglio dei giornali appena usciti in edicola, ne seguiva ora un’altra, aperta agli ascoltatori. Per la prima volta essi avrebbero potuto chiamare in diretta, per dire la propria o chiedere al conduttore il suo parere sulla notizia del giorno, su una crisi di governo in corso, su eventi grandi e piccoli precedentemente selezionati dalle colonne di inchiostro.

Fu una rivoluzione. Come ricorderà lo stesso Enzo Forcella nel 1996 in occasione del ventennale di Prima Pagina, si trattò del primo caso di «interattività» nata dalla semplice triangolazione giornali-radio-telefono. Oggi può sembrare un’ovvietà, ma allora scardinò la rigida separazione (vigente da tempo immemore) tra officianti e ascoltatori, produttori di commenti notizie letture dei fenomeni e loro fruitori, in un modo impensabile fino a soli pochi anni prima.

Nel 1959 proprio Enzo Forcella (che avrebbe guidato Radiotre dal 1976 al 1986) scrisse per la rivista Tempo presente un saggio sul giornalismo politico in Italia divenuto subito un classico. Quel saggio (intitolato Millecinquecento lettori, e ripubblicato qualche anno fa da Donzelli a cura di Guido Crainz) aveva un incipit talmente folgorante che merita di essere ripreso per intero. «Un giornalista politico, nel nostro Paese», scriveva Forcella, «può contare su circa millecinquecento lettori: i ministri e i sottosegretari (tutti), i parlamentari (parte), i dirigenti di partito, sindacalisti, alti prelati e qualche industriale che vuole mostrarsi informato. Il resto non conta, anche se il giornale vende trecentomila copie… Tutto il sistema è organizzato sul rapporto tra il giornalista politico e quel gruppo di lettori privilegiati: è l’atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono sin dall’infanzia, si offrono a vicenda le battute, parlano una lingua allusiva e, anche quando si detestano, si vogliono bene».

In molti potrebbero dedurre che oggi il panorama non è poi tanto mutato. Ma Prima Pagina fu uno di quei programmi che contribuì a sgretolare le fondamenta di un simile sistema. O quanto meno, ad aprire una finestra nella torre d’avorio di uno scambio chiuso, per far entrare un po’ d’aria fresca. Quell’aria del tempo – come ricorda l’attuale direttore di Radiotre, Marino Sinibaldi – Forcella e la rete riuscirono a interpretarla.

Proprio in quegli anni dilagò sulle prime radio libere l’uso del microfono aperto agli ascoltatori (ad esempio, su Radio Popolare) e delle chiamate in diretta, anche dalle cabine telefoniche per strada. Tutto ciò decretò l’irruzione del privato nel pubblico e una rapida trasformazione del linguaggio paludato della comunicazione. Sempre negli stessi anni, la rassegna stampa ragionata dei giornali del mattino fu avviata anche da altre emittenti che nascevano dalla liberalizzazione dell’etere, si pensi ad esempio a quella altrettanto fondamentale di Radio Radicale. L’assoluta novità di Prima Pagina fu però quella di mescolare le due cose all’interno del servizio pubblico: non solo rassegna stampa, non solo microfono aperto, ma la loro unione.

Sono passati quarant’anni: migliaia di giornalisti si sono alternati ai microfoni da una parte, e migliaia di ascoltatori hanno chiamato dall’altra. Ora che Radiotre ricorda questo enorme flusso sonoro con una serie di iniziative, fa uno strano effetto riascoltare alcune puntate «storiche», proprio quelle puntate, cioè, andate in onda nei giorni in cui la Storia ha fatto letteralmente a brandelli il quotidiano, stravolgendo i palinsesti dell’informazione. La strage di Bologna, l’attentato a Giovanni Falcone, l’inizio della guerra in Iraq, la mattanza del Bataclan… E soprattutto – come ricordato dal nostro podcast estratto dalla puntata de La grande radio dedicata alla ricorrenza, che è possibile riascoltare qui – la rassegna del 17 marzo del 1978, all’indomani del rapimento di Aldo Moro.

In conduzione, quel giorno, c’è Lamberto Furno della Stampa. Legge i giornali che parlano del «più grande crimine politico del dopoguerra», commenta la proposta del leader repubblicano Ugo La Malfa di ripristinare la pena di morte per i terroristi… Poi chiama un ascoltatore che a stento trattiene l’emozione. Ricorda a Furno la sua militanza partigiana, e si chiede in diretta se non sia giusto chiamare «fascisti» i brigatisti rossi. Questi sono fascisti, ripete più volte, e poi aggiunge che subito dopo la strage di via Fani ha sentito dei ragazzi di Democrazia proletaria sfilare in corteo gridando lo slogan «Curcio fascista».

Ecco, la radio serve anche a questo. Non solo ad abbattere gli steccati tra chi la fa e chi l’ascolta. Non solo a raccontare gli Eventi con la E maiuscola nell’esatto momento in cui stanno accadendo. La radio serve anche a fissare nell’etere l’atmosfera, la lingua, le parole, gli stati d’animo… Quella spessa coltre immateriale che avvolge i fatti nudi e crudi e che – molto più della semplice lettura dei giornali – regola il nostro rapporto con la Storia.

Prima Pagina va in onda tutti i giorni dalle 7.15 alle 8.45 del mattino. La redazione è composta da: Paola De Monte (curatrice), Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi e Gianfranco Rossi. Stasera alle 21.00, in diretta dalla Sala A di via Asiago, va in onda la serata La Festa di Prima Pagina. 40 anni di giornalismo e di radio. Conduce il direttore di Rai Radio3, Marino Sinibaldi.

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[Nella foto di apertura: Vittorio Gorresio, Enzo Forcella e Rodolfo Brancoli nel 1974 | Romano Gentile / A3 / Contrasto]

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