Seguici anche su

10 marzo 2016

L’ultima arma del dottor Draghi Stranamore

La Bce non poteva annunciare misure che rischiassero di deludere i mercati. Così, dopo il bazooka, arriva un’arma ancora più potente. Con tassi ancora in discesa, Qe accelerato e una nuova ondata di prestiti. E se non dovesse funzionare?
FRANCESCO SARACENO

 

Draghi oggi non aveva scelta. La situazione macroeconomica sempre più precaria, i prezzi che invece di risalire continuano a scendere, e i mercati in preda ad una crisi di nervi dopo l’altra, mettevano la Bce con le spalle al muro. Non si poteva, semplicemente non si poteva, annunciare misure che rischiassero come nel dicembre scorso di deludere i mercati. E i mercati non sono stati delusi. Riposto il bazooka, la Bce ha tirato fuori la bomba atomica. Nella conferenza stampa di oggi pomeriggio Mario Draghi ha annunciato tre gruppi di misure.

1) I tassi scendono ancora, anche se di non molto. I prestiti a breve termine sono ormai a tasso zero (tecnicamente si chiamano “operazioni di rifinanziamento”, per le quali passa la maggior parte del finanziamento dei prestiti al settore bancario), e i tassi sulle riserve in eccesso, vale a dire la remunerazione sulla liquidità che le banche tengono parcheggiate presso la Bce scende da -0,3% a -0,4%. La liquidità tenuta oziosa, per dirlo in altro modo, è “tassata” dalla Bce.

2) Il cosiddetto quantitative easing viene accelerato, passando da 60 a 80 miliardi al mese di liquidità immessa nel sistema tramite l’acquisto di titoli (il lettore malizioso può divertirsi a contare gli zeri che ci sono in 80 miliardi al mese, e confrontarlo con la somma di 700 milioniuna tantum che l’Unione Europea ha faticosamente stanziato per aiutare la Grecia a far fronte all’emergenza rifugiati). Inoltre, la Bce ha annunciato che gli 80 miliardi non comprenderanno solo titoli pubblici, ma anche obbligazioni emesse da imprese non finanziarie.

3) Infine, la Bce ha annunciato quattro nuove ondate di prestiti a lungo termine alle banche (i cosiddetti Ltro, long term refinancing operations), che potranno prendere a prestito con maturità di quattro anni, e a tassi negativi (uguali alla remunerazione sulle riserve, vala a dire -0,4%)

I due punti salienti della bomba atomica sono il secondo e soprattutto il terzo, anche se i primi commenti si sono concentrati sulla riduzione dei tassi. Iniziamo dal potenziamento del quantitative easing, che cambia anche di natura. Infatti, l’acquisto di titoli di imprese private rende la Bce un finanziatore diretto dell’attività economica. Non a caso queste operazioni, sono state definite quasi fiscali: da un punto di vista concettuale sono uguali ad una riduzione delle tasse. La Bce compie quindi un altro passo verso quella che gli economisti chiamano la “moneta elicottero”, vale a dire il finanziamento diretto dell’economia senza passare per il settore finanziario e bancario.

A questo si aggiungono i nuovi programmi di finanziamento bancario a lungo termine, gli Ltro, che per la prima volta sono a tassi negativi. Questa misura ha l’obiettivo di alleggerire il peso per le banche dei tassi negativi sulle riserve, praticamente obbligandole, allo stesso tempo, a erogare credito: Le banche verranno “pagate” per prendere a prestito, e faranno quindi un profitto fin tanto che piazzano il denaro in titoli pubblici o prestano al settore privato, anche a tassi positivi o zero.

Insomma, è impossibile che la Bce faccia di più per spingere le istituzioni finanziarie ad aumentare l’offerta di credito. Purtoppo però, questo non vuol dire che il credito aumenterà e l’economia ripartirà. Vi è dibattito tra gli economisti sulle ragioni per cui il quantitative easing finora non ha funzionato. Io sono tra coloro che pensano che il mercato creditizio anemico si spieghi tanto con l’offerta quanto con la domanda insufficiente. Se l’offerta di credito aumenta ma non è seguita dalla domanda, allora anche la bomba atomica di oggi sarà stata un buco nell’acqua. Reso ancora più grave dal fatto che le banche si troveranno con liquidità che non riescono a piazzare, sulla quale devono pagare la tassa degli interessi negativi.

E forse è questo l’aspetto più positivo delle misure annunciate oggi. O funzioneranno, come ci auguriamo tutti, oppure, se saranno ancora una volta inefficaci, renderanno chiaro a tutti che la politica monetaria non può, e non potrà in futuro, tirarci fuori dalle secche. I governi (e le istituzioni europee) non avranno pù alibi. Solo un rilancio fiscale in grande stile potrà risollevare l’economia europea. Solo il tempo lo dirà. Il lettore malizioso di cui sopra, intanto, potrà ingannare l’attesa divertendosi a calcolare a quanti mesi di quantitative easing corrisponde il piano Juncker di 350 miliardi, laboriosamente partorito dopo otto anni di crisi, e che come molti commentatori avevano previsto, fatica a essere messo in atto.

[Foto di Kai Pfaffenbachb / Reuters / Contrasto]

Altri articoli che potrebbero interessarti