Pornhub Insights e i big data bollenti, una lezione per tutti

Il sito a luci rosse più visitato al mondo apre una nuova frontiera del marketing. Tracciando minuzioasamente informazioni e tendenze in base alle ricerche dei propri utenti. L’articolo pubblicato nell’ambito di un ampio approfondimento sull’inconscio pornografico della moda (e gli investimenti che ne derivano) su pagina99 in edicola
VITO DE BIASI

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Scavare a fondo nei dati. È il motto di Pornhub Insights, il blog che racconta i risultati delle ricerche dei data scientist del network pornografico più seguito al mondo. I big data su cui Pornhub progredisce sono un potente strumento di analisi che ha molto da insegnare a tutte le aziende. O almeno a quelle che vogliono migliorare le performance del proprio marchio.

È la convinzione di Gazduna Project, agenzia italiana di brand marketing che a maggio pubblicherà per Luca Sossella editore, Brand new Porn. Cosa Pornhub può insegnare al tuo business, un saggio che contiene analisi e idee su cosa prendere come esempio dal colosso del porno. «L’intuizione di Pornhub è stata quella di prendere il suo nome alla lettera, e cioè di trattare l’enorme flusso di dati a disposizione come un vero e proprio hub, uno snodo di differenti livelli», commenta Marco Pulzelli, business manager di Gazduna.

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In che cosa un’azienda farebbe bene a imitare Pornhub? «Nelle strategie di marketing, nella progettazione dell’esperienza del consumatore, nella comunicazione al pubblico, nella profilazione e segmentazione dell’offerta, proprio a partire dai dati che il consumatore stesso fornisce all’azienda». Forse è per questo che le aziende di moda per prime trovano molto promettente collaborare con siti non più stigmatizzati dal contenuto che veicolano.

«La grande astuzia dei manager di Pornhub», continua Pulzelli, «è stata proprio quella di spostare l’attenzione dal prodotto, il porno, alle pratiche di consumo». E così Insights ha potuto mostrare con un’infografica le parole più cercate sulla piattaforma del porno a Capodanno, o dare una classifica dei generi più cercati, divisi per Paese.

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Un’abilità di lettura e diffusione dei propri dati che innerva poi l’intero network editoriale globale, che rilancia analisi e notizie come farebbe con Google, o Facebook. Pornhub riesce così a presentarsi non più soltanto come fornitore di pornografia, ma come buon esempio di azienda governata dai dati, partner plausibile se non desiderabile di esperimenti di marketing. Per di più, riesce a darsi un’immagine pubblica amichevole, da ironico gigante dell’hard.

C’è qualche azienda che ha già in atto il buon esempio di Pornhub? «Il pronto moda», conclude Pulzelli, «basta provare a immaginare un negozio di Zara come una piattaforma porno: contenuti sempre nuovi, trasversalità della proposta, uso strategico degli stili trattati come parole chiave, ottimizzazione dell’esperienza del consumatore. Tutto torna, no?».

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