Mark Zuckerberg, founder and CEO of Facebook, addresses a gathering during the Internet.org Summit in New Delhi October 9, 2014. Facebook Inc, which closed its acquisition of mobile messaging service WhatsApp on Monday, has no near-term plan to make money from the service, Zuckerberg said on Thursday. REUTERS/Adnan Abidi (INDIA - Tags: SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS TELECOMS) - RTR49I89

I colossi del web in cerca del mondo nuovo

Dal Mobile World Congress di Barcellona, Zuckerberg ha lanciato il Telecom Infra Project, che coinvolge gli operatori telefonici per lo sviluppo di nuove infrastrutture di rete. L’obiettivo? Portare internet dove non c’è. Gratis. Così Facebook e Google vanno alla conquista dei Paesi emergenti. Con droni, satelliti e palloni aerostatici. L’articolo dal numero di pagina99 in edicola
FEDERICO GENNARI SANTORI

 

Una settimana fa il visionario disegno di Mark Zuckerberg ha subito una battuta d’arresto. L’India ha bloccato il servizio internet offerto da Facebook. Il colosso, secondo le autorità di Nuova Delhi garantisce libero accesso, ma non completo utilizzo del web. Perché, una volta connessi, gli utenti hanno a disposizione servizi essenziali come meteo, mappe, messaggistica istantanea, Wikipedia e altro, ma a stabilire quali è Facebook. Che nella rosa ha ovviamente inserito anche se stesso. Questo violerebbe la net neutrality, principio fondante di internet secondo cui la totalità dei suoi contenuti deve essere fruibile senza discriminazione alcuna.

«L’accesso a internet è un diritto», ha ripetuto in più occasioni Zuckerberg. Ad oggi, secondo l’ultimo rapporto McKinsey, manca a circa 4,4 miliardi di persone, perlopiù nei Paesi in via di sviluppo. Così, nel 2013, il fondatore di Facebook ha dato vita a Internet.org, una Ong con lo scopo di portare la rete dove ancora non c’è. Debole, ma in grado di garantire l’utilizzo di alcune applicazioni basilari. Totalmente gratis.

Molte organizzazioni hanno accusato il social network di voler creare non una rete per i poveri, ma una rete dei poveri. È accaduto in India e prima in Egitto, dove il servizio è stato sospeso per irregolarità. Il clima sfavorevole aveva indotto Zuckerberg a cambiare il nome del suo progetto nel meno utopico e più esplicito Free Basics, e ad aprire la piattaforma per dare modo a sviluppatori esterni di introdurre nuove applicazioni. In un anno e mezzo ha stipulato accordi in quindici Paesi, tra cui Zambia, Kenya, Filippine, Guatemala, Indonesia, Bangladesh, Bolivia, Sud Africa. Dieci milioni di persone finora hanno utilizzato Free Basics, con una copertura potenziale stimata è di circa un miliardo di persone. L’obiettivo (ancora molto lontano)? Raggiungere cento Paesi in un anno.

Tutto si regge su collaborazioni con i fornitori di servizi internet e telefonici. Loro ci mettono le infrastrutture ottenendo nuovi clienti e Menlo Park i soldi, oltre che i servizi. Ma guardando al prossimo futuro, Zuckerberg ha formato un apposito team di ingegneri al lavoro su trasmissione dei dati, laser e soprattutto velivoli: il Facebook Connectivity Lab. «Non chiamateli droni», aveva specificato il direttore tecnico Yael Maguire. Perché «saranno grandi poco meno di un Boeing-747, solo molto più leggeri». Funzioneranno come satelliti, ma voleranno entro i confini dell’atmosfera terrestre, a circa 27 chilometri di altitudine, dove grazie all’alimentazione solare potranno restare sospesi per cinque anni, senza mai atterrare.

Su qualcosa di analogo è attivo anche Google, che non ha alcuna intenzione di essere lasciata indietro dal suo principale competitor. Il progetto SkyBender prevede lo sviluppo di una tecnologia in grado di trasmettere dati a una velocità quaranta volte maggiore rispetto a quella assicurata dalle reti 4G. Anche qui, attraverso droni, che il Google Access Team sta testando in un hangar presso lo Spaceport America in New Mexico. Ma a Mountain View hanno anche un’altra carta da giocare. Project Loon punta a portare la connessione internet dove è inaccessibile per mezzo di palloni aerostatici che aleggeranno nella stratosfera per portare internet dove non c’è gratuitamente. Una sperimentazione in Sri Lanka è già a buon punto.

Non mancano aziende minori che hanno trovato soluzioni molto pratiche. Free Charge, ad esempio, ha stretto una partnership con Pepsi in India, offrendo del traffico gratuito a chi consuma la bevanda e inserisce su un apposito sito il codice riportato sulle confezioni. mCent, applicazione sviluppata da una start-up di Boston chiamata Jana, permette agli utenti di India, Indonesia, Brasile e altri 90 Paesi di ottenere traffico a fronte dell’interazione con alcuni messaggi pubblicitari o dell’utilizzo di altre app. A 18 mesi dal lancio, mCent ha già oltre 30 milioni di utenti. Di Boston è anche Aquto, che ha iniziato tra Usa ed Europa occupandosi di pianificare offerte gratuite per conto degli operatori telefonici. Airtel Zero, invece, attivata dal più grande operatore di telefonia mobile indiano, è una piattaforma simile a quella che avrebbe sviluppato Facebook. Dà accesso gratuito alla rete prevedendo però soltanto l’utilizzo di alcuni servizi.

L’appetibilità dei mercati emergenti è legata ai costi esorbitanti dei servizi internet per la maggior parte della popolazione, che quindi tende a non utilizzarli sebbene moltissimi possiedano ormai uno smartphone. Le start-up come Jana tentano di fare business fornendo delle alternative gratuite ai provider locali, i quali a loro volta sono interessati a intercettare nuovi clienti. Per Facebook e Google è diverso. Non puntano al ritorno di oggi – e questo spiega la gratuità dei servizi offerti – ma al profitto di domani.

Per continuare a crescere hanno bisogno di innovarsi continuamente ma anche di nuovi utenti: puntare solo sull’Occidente non conviene. Basti pensare che l’India ha più abitanti di Europa e Stati Uniti insieme, 300 milioni in meno rispetto agli 1,6 miliardi di utenti che Facebook ha nel mondo, dove vivono però 7 miliardi di persone. Questo spiega perché Zuckerberg abbia chiosato il verdetto indiano con un «non ci rinuncio» e il fatto che co-fondatori della vecchia Internet.org fossero compagnie come Samsung, Ericsson, MediaTek, Opera Software, Nokia e Qualcomm, pronte a inondare i mercati emergenti con telefoni a basso costo, che vale la pena avere se è disponibile una connessione. Per Facebook e Google permeare nuove società significa possedere enormi quantità di dati, attrarre inserzionisti pubblicitari, influenzare le masse. Divenire indispensabili. È il loro obiettivo ultimo, ma anche una necessità per sopravvivere alla loro stessa grandezza, che aumenterà sempre più.

[Foto in apertura di Adnan Abidi / Reuters / Contrasto]