People take part in a demonstration in Ajaccio on December 27, 2015, after France banned demonstrations in part of the Corsican capital Ajaccio following two days of anti-Arab protests and sectarian tensions. Several hundred people in Corsica defied a ban on demonstrations imposed in a flashpoint area of the capital Ajaccio today after two days of violent anti-Arab protests.   AFP PHOTO / YANNICK GRAZIANI / AFP / YANNICK GRAZIANI        (Photo credit should read YANNICK GRAZIANI/AFP/Getty Images)

L’islamofobia che monta in Corsica

A Natale, moschee violate e guerriglia urbana. A inizio febbraio, raffiche di mitra su negozi gestiti da musulmani. È teso il clima nell’isola francese, dove la crisi morde e la destra indipendentista è salita al potere. Dopo gli attentati di Parigi, anche le frange xenofobe più radicali sono uscite allo scoperto. E puntano agli immigranti delle banlieue
MARCO CESARIO

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AJACCIO. Da un anno a questa parte, la Corsica registra un’escalation di violenze e discriminazioni a sfondo anti-islamico. L’ultima è avvenuta tra il 3 e il 4 Febbraio a Propiano, una tranquilla stazione balneare nel Sud-ovest della Corsica. Quella notte, raffiche di mitra hanno colpito una macelleria hallal e un ristorante. Per quanto non ci siano state rivendicazioni, la pista xenofoba è quella privilegiata.

L’intolleranza verso gli immigrati in Corsica non è cosa nuova (in passato lo slogan dei nazionalisti era “Francesi fora”) ma dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al Bataclan, la situazione tra le comunità si è fatta più tesa. Ne sono una riprova scritte come “arabi fora” che appaiono sempre più frequentemente sui muri, i reati di matrice anti-islamico registrati nell’ultimo anno dal ministero degli Interni francese (37 nel 2015 contro i 19 del 2014) e alcuni fatti che colpiscono l’opinione pubblica. A una donna che portava il velo, ad esempio, è stato impedito di entrare in una scuola di Bastia per prendere il figlio. A Suartello un festeggiamento musulmano è stato annullato dal sindaco per paura di rappresaglie. E, ancora, a una rappresentazione scolastica che prevedeva Imagine di John Lennon cantata in diverse lingue è stato chiesto di rimuovere la versione araba.

Cosa succede in Corsica? Per trovare una risposta bisogna arrampicarsi sulle alture a ovest della città di Ajaccio, dove sorgono i tristemente noti Giardini dell’imperatore, teatro di violenti scontri lo scorso dicembre. Una colata di cemento in cui risiedono perlopiù immigrati di seconda generazione. Circa cinquecento appartamenti per diverse migliaia di persone, il 50% dei quali di origine magrebina. I conducenti degli autobus qui non vogliono più passare. Non vogliono imbattersi in sassaiole, aggressioni, furti, che scandiscono la quotidianità di quella periferia. E non risparmiano nemmeno scuole e ambulanze.

I Giardini dell’imperatore sono stati inseriti dal ministero dell’Interno francese tra le zone urbane sensibili (Zus). Qui il tasso di disoccupazione tocca il 25% e più di un terzo dei senza lavoro ha meno di 30 anni. Con la discriminazione e lo stato d’abbandono in cui versa il quartiere, ci sono tutti gli elementi per un mix esplosivo. Quello che lo scorso 24 dicembre è sfociato nell’aggressione di un gruppo di pompieri giunti per spegnere un incendio da parte di una cinquantina di giovani incappucciati. A Natale, la risposta. Dal centro città è partita la spedizione punitiva di un centinaio di nazionalisti corsi, che hanno forzato i cordoni della polizia e raggiunto la cité. E nei giorni seguenti altre manifestazioni. Risultato: una moschea saccheggiata, copie del Corano bruciate, un ristorante di kebab devastato.

This photo taken on December 30, 2015 in Ajaccio, on the French Mediterranean island of Corsica, shows burned copies of the Coran from an attack on a mosque on December 26. Unrest on the French Mediterranean island followed a Christmas Eve clash in which two firefighters and a police officer were injured at the Jardins de l'Empereur estate, home to some 1,700 people, half of them of non-French origin. Two people were detained over days of rioting on the island, which saw demonstrators vandalise a Muslim prayer hall and set fire to books including copies of the Koran. / AFP / Pascal POCHARD-CASABIANCA (Photo credit should read PASCAL POCHARD-CASABIANCA/AFP/Getty Images)

Secondo il sindaco di Ajaccio Laurent Marcangeli, il problema è strutturale. Il quartiere presenta le caratteristiche di tutte le banlieue: disoccupazione, radicalismo religioso rampante, delinquenza e traffici di droga. Dall’altro lato è innegabile il dilagare di intolleranza e islamofobia, non solo ad Ajaccio ma in tutta la Corsica. La vittoria degli indipendentisti alle ultime regionali (Corsica libera e Inseme pe’ a’ Corsica) non ha certo pacificato la situazione. Anzi, ha offerto ai più radicali l’occasione per uscire allo scoperto.

Ne è convinta Marie Peretti-Ndiaye, sociologa del Centre d’analyse et d’intervention sociologiques e autrice di una tesi sul razzismo in Corsica. «Esistono legami forti tra nazionalismo e razzismo», spiega a pagina99. «Ma il problema non sono i politici saliti al potere in Corsica, ma le frange che vivono ai bordi dei partiti nazionalisti o indipendentisti e che leggono l’affermazione dell’identità corsa in chiave xenofoba». Sono diversi i gruppuscoli che, in concomitanza degli attentati di Parigi, hanno trovato nuovi consensi. Tra questi, il collettivo Vigilenza naziunale corsa, da poco disciolto, o Cristiani corsi, Identità corsa, Corsica patria nostra.

«Il problema è che oggi i corsi non si sentono più a casa loro», ci dice il giornalista Niellu Leca. «Con il prezzo degli immobili alle stelle e la disoccupazione dilagante, i giovani corsi sono costretti a spostarsi nel continente, mentre ogni anno arrivano circa 4.000 migranti e ad Ajaccio vivono oltre 6.000 musulmani. Questo crea un terreno fertile per discriminazione xenofobia».

[Foto di Getty Images]