FRANKFURT AM MAIN, GERMANY - OCTOBER 21:  A worker pictured at the construction site of the new headquarters of the European Central Bank (ECB) on October 21, 2014 in Frankfurt, Germany. The building, by architect Wolf Prix, will be 201 meters high and is scheduled for completion by the end of 2014.  (Photo by Thomas Lohnes/Getty Images)

I tassi negativi e la concorrenza del materasso

Piccola economia portatile | La decisione è stata presa dalla Bce per rivitalizzare l’economia, favorendo il credito a favore di imprese e privati. Ma non sta funzionando. Anzi, ha l’effetto contrario
ANDREA BODA

 

“Scusi, quanti interessi mi pagherebbe per concedermi un mutuo?”. Nel mondo capovolto in cui stiamo imparando a vivere, potremmo trovarci a porre domande di questo genere. La situazione nasce dalle decisioni di diverse banche centrali di peso (Europea, svizzera e recentemente anche quella giapponese) di introdurre i tassi negativi. Questi tassi vengono applicati dalle banche centrali ai depositi delle banche commerciali, allo scopo di “incentivarle” a non detenere liquidità in eccesso, concedendo più credito alle imprese e ai loro clienti privati, per rivitalizzare l’economia e l’inflazione. Se depositare denaro presso la banca centrale diventa un costo, anziché produrre interessi, le banche saranno più propense a prestarlo all’economia reale, piuttosto che tenerlo fermo sui depositi. È su questa base che sono stati concepiti i tassi negativi.

È una dinamica che impatta in maniera diretta sulle banche, e di riflesso i grandi clienti, quelli che di depositare in banca, ­viste le somme,­ non possono fare a meno e possono concepire il costo del servizio di deposito della liquidità. Sui piccoli risparmiatori la “concorrenza del materasso” impedisce l’applicazione di costi per il deposito, nonostante si cerchi in molti modi di ridurre la circolazione dei contanti, rendendo improbabile che i tassi negativi possano essere applicati ai comuni conti correnti. Semmai, tra qualche tempo potrebbe non esserci da stupirsi troppo se ci concedessero lo sconto, non per il pagamento anticipato, ma per il pagamento a rate.

D’altra parte, se la patata bollente diventa avere in mano la liquidità anche le catene di grande distribuzione finiranno per cambiare la loro logica, che è sempre stata quella di incassare il prima possibile e pagare i fornitori il più in là possibile. I limiti di questa forma di politica monetaria sono diversi: dal punto di vista numerico più di tanto i tassi non potranno affondare in territorio negativo, proprio perché, ­come dicevamo, su ampia parte della popolazione sono inapplicabili; ma anche dal punto di vista pratico, l’intento di spinta al credito è rimasto finora piuttosto disatteso.

Senza contare che, mancando all’appello la Banca Centrale americana, il risultato è stato finora quello di rafforzare il dollaro, facendo così scendere i prezzi delle materie prime, con relativa ricaduta di deflazione globale. Per certi versi, quindi, questa politica monetaria ottiene il contrario di ciò che si propone. E di questo ­presto o tardi­ qualcuno dovrà prenderne atto (e/o renderne conto).

[Foto in apertura di Thomas Lohnes / Getty Images]