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29 gennaio 2016

5 cose che hanno ispirato Aurora, nuovo album de I Cani

Esce oggi il disco del musicista Niccolò Contessa. Da Calcutta a Pop X, ci ha raccontato quali influenze, musicali e non, sono state più importanti per la scrittura del suo ultimo lavoro
DANIELE BOVA

 

Contemporaneità. È questa la parola chiave di Aurora, l’ultimo album de I Cani, moniker dietro al quale si cela il musicista romano Niccolò Contessa; il suo merito è stato quello di essere riuscito a sintetizzare, nell’arco di due dischi, alcuni tratti essenziali del presente sotto forma di canzone. Questo Aurora sancisce un leggero slittamento di prospettiva: non più Roma e le sue storie, spesso filtrate da una lente sociologica, come sfondo dei brani. A livello di testi viene meno un’esplicita localizzazione geoculturale, ma allo stesso tempo sono i suoni del disco che diventano specchio della realtà, riflettendo l’essenza di una società interconnessa. Abbiamo chiesto a Niccolò quali fossero le principali influenze, musicali e non, che hanno ispirato la scrittura del suo ultimo lavoro, scoprendo che, anche in questo caso, è andato a pescare nel presente.

 

1) Calcutta

Cantautore di Latina, nel suo album, Mainstream, c’è anche l’impronta di Niccolò Contessa, che ha contribuito alla produzione del disco e ne è rimasto molto colpito. «Calcutta mi ha insegnato a non vergognarmi di cantare. Quando ho iniziato a lavorare con lui ero a buon punto nel concepimento del nuovo disco, ma non avevo ancora registrato le voce; il suo approccio vocale mi ha notevolmente influenzato: lui ha fatto parecchi concerti solo chitarra e voce, ha una bella estensione, molti timbri a disposizione e mi ha trasmesso questo suo divertimento nel cantare». Questo tipo di collaborazioni spesso si nutre di uno scambio empatico, i cui effetti agiscono a livello quasi inconscio: “Quando stai con un altro scrittore di canzoni c’è una specie di sincronizzazione fisiologica”, continua Contessa. «Le scelte artistiche si fanno anche leggermente simili: oltre alla vocalità, da lui ho mutuato un approccio più minimale all’arrangiamento». Eccoli, uno al piano, l’altro alla voce, in una versione molto essenziale di Cosa mi manchi a fare di Calcutta.

 

2) Tobias Jesso junior

Uscito nel 2015 con un disco d’esordio, Goon, molto apprezzato per il mood raffinato ed emotivo delle sue ballate pianistiche, Tobias Jesso jr è un novello Elton John imbevuto di sano nichilismo. Contessa lo segue dal suo primissimo ep: «Gli scrissi per chiedergli delle delucidazioni su un accordo di pianoforte: lui aveva pubblicato lo spartito di una canzone, un demo, Just a Dream, sul suo profilo Tumblr. Suonavo il suo pezzo e quell’accordo proprio non mi tornava; mi rispose che in effetti non l’aveva trascritto lui, perché non sapeva leggere la musica». In Aurora, l’influenza di Tobias Jesso jr si percepisce in alcuni passaggi armonici che richiamano un po’ gli anni settanta: accordi aumentati, progressioni inusuali che non si ascoltano spesso nelle canzoni in rotazione radiofonica.

 

3) Bitter Lake

È un documentario di Adam Curtis, uscito l’anno scorso per la Bbc. La semplificazione, messa in atto dall’Occidente, nel narrare l’Islam militante è, secondo Curtis, un escamotage politico; per mascherare l’incapacità di codificare la complessità dei crescenti problemi interni, America, Russia ed Europa hanno creato una falsa rappresentazione della realtà, dominata da uno scontro di civiltà tra il bene e il male. In questo senso, i continui interventi militari in Afghanistan, reiterati senza nessuna comprensione dei motivi del loro costante fallimento e l’alleanza americana con l’Arabia Saudita, in chiave economica, sono due facce della stessa medaglia. Montaggio, fotografia e colonna sonora contribuiscono a conferire a questo documento una straniante patina di contemporaneità, rendendolo “visivamente sbalorditivo”, come scrive il quotidiano inglese The Daily Telegraph. «È totalmente fuori di testa», ci dice Contessa, «la sua atmosfera mi ha influenzato tantissimo nello scrivere Aurora; è scuro, attuale, anomalo. Mentre lo guardavo pensavo che era esattamente quello che volevo fare. Tra l’altro in una scena iniziale c’è un brano di Burial, Come Down to Us, e l’accostamento di musica e immagini mi ha profondamente colpito».

 

4) Mutant (disco di Arca)

Un brano di Aurora si chiama Calabi-Yau, complicata nozione matematica di geometria differenziale. In un altro Contessa canta:«Vola via pacchetto digitale, del tutto immateriale, di ampiezza e di frequenza». Una delle questioni fondamentali della contemporaneità è il confronto con degli oggetti che sembrano sfuggire alla portata intuitiva dell’uomo. La fisica teorica e le sue stringhe monodimensionali, oppure i romanzi di Jeff Vandermeer, con i suoi racconti di ecosistemi oltre-umani, delineano un humus culturale diffuso e trasversale, nel quale sguazza anche il nuovo disco di Arca, Mutant. I brani del produttore di origini venezuelane, recentemente alle prese con giganti quali Kanye West e Bjork, sembrano riflettere un continuo avvilupparsi della materia e lo fanno attraverso un suono fluido, in costante transizione. «Con Arca ci sono andato in fissa, è un genio: tra i nuovi produttori è decisamente quello che mi piace di più», ci confessa Niccolò Contessa. Confermando, in questo modo, i nostri sospetti.

 

5) Pop x

«All’inizio lo trovavo un po’ ammiccante; anzi, confesso che mi sembrava un coglione. Invece poi ho cambiato idea: per me, Pop X è il miglior artista italiano». Come suonerebbe Alberto Camerini se fosse nato negli anni ’90? Come suonerebbero i Dari se avessero avuto uno spessore intellettuale? Come potrebbero suonare le sigle dei cartoni animati in un pianeta gemello della Terra, popolato da forme di vita simili alle nostre, in una galassia distante? Forse nemmeno le canzoni di Pop X, musicista electropop di Trento, contengono la soluzione di questi paradossi. Ma, stando quello che dice Niccolò Contessa, vale comunque la pena dargli una possibilità.

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