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La Memoria a disegni

A 71 anni dalla liberazione di Auschwitz, ricorre oggi la Giornata in ricordo della Shoah, che oltre a film e romanzi, anche gli albi illustrati hanno raccontato. Nel modo più delicato e letterario possibile, e non solo ai più piccoli. Da Lev a La Rosa Bianca, uno sguardo ai migliori titoli del genere
NADIA TERRANOVA

 

Che almeno i bambini si salvino: grazie a questo imperativo il tredicenne Lev Nelken riesce a riparare in Inghilterra grazie a un Kindertransport, un treno carico di piccoli profughi ebrei. Per partire e scappare dalla Germania e dal clima di terrore crescente servono cinquanta sterline, i genitori hanno già pagato per una figlia, non ci sono più soldi, e allora da laggiù Hannah cuce bottoni tutto il giorno sognando di pagare da sé il viaggio al fratello ma riuscirà a farlo solo grazie a una colletta.

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Lev si ritrova catapultato in un Paese di cui non conosce la lingua, è così impaurito che non riesce a mangiare, ma è vivo. Con Lev, appena uscito per Gallucci, Barbara Vagnozzi racconta e disegna la storia vera di un sopravvissuto alla Shoah e dimostra ancora una volta l’efficacia di quel particolare genere artistico e letterario che è l’albo illustrato nel riuscire a spiegare ai bambini la morte, il razzismo, la persecuzione, tutto ciò che sembra senza un perché, i mostri che possono spaventare e torturare i pensieri.

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Negli ultimi quindici anni gli albi hanno raccontato la Giornata della Memoria nel modo più delicato e letterario possibile, e non solo ai più piccoli. Un albo non è solo un libro con delle immagini, è un’esperienza irripetibile in cui parole e illustrazioni si alternano senza mai ridursi l’uno a essere la didascalia dell’altro, venendosi in aiuto reciproco, fermandosi con pudore e consapevolezza per farsi spazio.

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Può darsi che sia il testo ad aver bisogno dell’illustrazione oppure viceversa; entrambi non sono fissi, immobili, ma raccontano una trasformazione. Questa mobilità rende la storia fluida e nel cambiamento c’è sempre un piccolo posto per la speranza. E poi c’è la delicatezza della poesia: si può non scrivere mai la parola morte, si può non disegnarla mai esplicitamente, e tuttavia evocarla con la potenza di un dettaglio o la rappresentazione dell’assenza.

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Che almeno i bambini si salvino è stato anche l’imperativo del dottor Janusz Korkzac, la cui vita è stata raccontata dal testo di Irène Cohen-Janca e dalle illustrazioni di Maurizio Quarello nell’albo L’ultimo viaggio (Orecchio Acerbo). Anche qui c’è un treno, ma diretto verso il lager di Treblinka: devono salirci i bambini della Casa dell’Orfano fondata e gestita da Pan Doktor, come veniva chiamato uno dei più moderni e rivoluzionari educatori del Novecento. Il dottore, naturalmente, prenderà il treno con loro.

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Sempre Cohen-Janca e Quarello per Orecchio Acerbo avevano creato qualche anno fa L’albero di Anne, in cui si raccontava la vera storia dell’ippocastano che Anna Frank vedeva dalla sua finestra e che oggi è il simbolo di una fondazione che raccoglie messaggi di pace. I bambini possono lasciarli anche virtualmente come scrivendoli su una delle sue foglie.

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Sono diversi gli albi con cui un bambino può salvarsi, se oggi salvarsi significa conoscere e non dimenticare. Un caposaldo è lo struggente Rosa Bianca di Roberto Innocenti (La Margherita), con la sua indimenticabile protagonista che in una piccola città tedesca assiste all’arrivo dei primi camion e delle prime razzie.

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Fra le uscite di anni più recenti si è distinto Il volo di Sara, di Sonia Luce Possentini e Lorenza Farina (Fatatrac), storia dell’amicizia fra una bambina e un pettirosso in un campo di concentramento: c’è il filo spinato, ma c’è anche una distesa di neve abbagliante su cui l’occhio può posarsi e sognare, nonostante il dolore, con l’ostinazione e l’innocenza dell’infanzia.

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