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Perché le banche italiane fanno paura

Piccola economia portatile | Gli istituti di credito nostrani, cosa sappiamo e cosa non sappiamo dei crediti “deteriorati” che hanno nella pancia
ANDREA BODA

 

Le banche, italiane e non solo, vengono scambiate sul mercato a prezzi che oscillano come in un suq arabo. Una volatilità impazzita che mette gli investitori su un ottovolante, dai cui sedili sembra impossibile fermarsi a fare analisi o riflessioni ponderate. Proviamo allora a farle noi: ciò che spaventa i mercati è la situazione dei crediti deteriorati, il sistema bancario e le autorità cercano di rassicurarci spiegando che le coperture per questi crediti sono mediamente di oltre il 40% del loro valore, a cui bisogna aggiungere eventuali collaterali (le garanzie che in alcuni casi la banca ha richiesto prima di erogare il finanziamento).

Seppure questo livello di copertura sia superiore alla media europea esistono diversi aspetti problematici: innanzitutto la media potrebbe essere quella di Trilussa, con coperture anche molto disomogenee, ma soprattutto la natura dei crediti in Italia fa alzare più di un sopracciglio: delle circa mille banche italiane quante sono piccole realtà locali o istituti con forti legami politici? La domanda non è oziosa: una quota importante dei crediti deteriorati infatti è stata erogata non secondo le logiche del merito, ma in ossequio alle logiche dell’economia di relazione.

Con il decreto “salvabanche è stato creato un precedente, nei termini di valutazione dei crediti “non performanti”: il decreto ha indicato come valore equo una loro svalutazione al 17,5% del loro valore. Applicando questo stesso coefficiente alle altre banche capiamo immediatamente come la copertura superiore al 40% ben poco faccia su crediti che vanno ridotti dell’82,5% del loro valore. Specie considerando che, poiché tanti finanziamenti sono stati emessi per ragioni di opportunità di relazione, è verosimile che ci siano molte posizioni mantenute in bonis, nonostante siano ampiamente decotte.

Alle banche occorrerà recuperare maggior patrimonio attraverso nuovi aumenti di capitale. Quelle che non hanno alle spalle azionisti capaci di sopportare nuovi ingenti esborsi dovranno ricorrere ad altri metodi: uno dei più efficaci è la cessione e/o la restrizione delle linee di credito. Ogni volta che una banca eroga un credito, infatti, questa deve registrare a bilancio anche degli accantonamenti a titolo cautelativo; cedendo i crediti sani, che hanno mercato, o imponendo il rientro ai loro clienti, le banche possono quindi liberare accantonamenti da dirottare alla copertura del credito malato. Questo però vuol dire che verrano sottratte risorse all’economia reale, con effetti recessivi sull’economia del Paese.