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15 gennaio 2016

15 anni di Wikipedia, il sapere che diamo per scontato

L’enciclopedia online è diventata parte delle nostre vite. Ma gli utenti, che leggono senza contribuire, e le istituzioni della conoscenza non ne hanno ancora colto la natura più intima. Lasciando a una élite di pochi internauti la sorgente di informazioni più vasta al mondo
GIOVANNI BOCCIA ARTIERI*

 

Wikipedia è un bene comune. Lo percepiamo come una risorsa che possiamo dare per scontata, un fiume che scorre in modo naturale nelle nostre passeggiate online e da cui possiamo attingere per la nostra sete di conoscenza. Senza farci troppe domande sulla qualità dell’acqua o su quanta ne prendiamo. Semplicemente fa parte delle nostre vite, così abituate ad immergersi sul web delegando conoscenza e memoria a una fonte esterna. Così, ogni volta che durante una discussione non ci ricordiamo il nome dell’attore protagonista di un dato film, ricorriamo al cellulare per leggerlo su Wikipedia. I nostri figli alla richiesta di una ricerca scolastica di geostoria sul Libano si lanciano online e, quasi certamente, imbattono da subito sulla pagina Wikipedia relativa che costituirà, con i dovuti tagli, semplificazioni e sintesi, il corpus centrale della tesina – e spesso nelle pagine stampate la sottolineatura di alcune parole lascia la traccia di una realtà pensata per l’ipertestualità.

Wikipedia è un bene comune che diamo per scontato, è parte della nostra quotidianità, uno di quei risultati inaspettati quando Jimmy Wales e Larry Sanger la fondarono, di un web che sarebbe diventato sociale e comunitario. In tal senso, è la cartina di tornasole del nostro successo e della nostra sconfitta come umanità connessa attraverso la Rete. È un successo decretato dal fatto che in 15 anni una serie di volontari, persone come noi, hanno prodotto oltre 35 milioni di voci in quasi trecento lingue lette quotidianamente da milioni di persone. Ma la logica del fatto che ogni lettore è un potenziale creatore/revisore di contenuti è stata poco interiorizzata. Le voci dell’enciclopedia online sono curate gratuitamente da una comunità di pratica senza particolari distinzioni di ruoli che stabilizza i contenuti attraverso una logica di consenso. Ma i Wikipediani sono una percentuale limitata dei fruitori totali.

In Italia a Gennaio 2016 gli utenti registrati sono 1.315.190 a fronte di 7.769 utenti attivi, che hanno cioè prodotto modifiche nell’ultimo mese. In pratica una élite attiva dello 0,6%; di questi è una minoranza a partecipare alle discussioni. Si tratta di numeri sufficienti per introdurre varietà informativa e scongiurare il rischio di conformismo culturale delle diverse voci? Oppure l’attuale comunità attiva rischia di restare chiusa nei confini impermeabili di una élite di internauti, auto proclamatasi attraverso il proprio attivismo?

Il punto è come introdurre la varietà necessaria, come produrre quella trasformazione culturale che sappia abbracciare la natura più intima di Wikipedia, e di tutto il web sociale: che non siamo più relegati al ruolo di semplici fruitori di contenuti ma ne siamo responsabili co-creatori. Prendendo atto della sua universalità − conferita dai miliardi di utenti che ne fanno uso − e contribuendo ad arricchirla per migliorare le informazioni che ne trarranno gli utenti. Istituzioni, gallerie, biblioteche, archivi e musei, ma anche Comuni e Regioni, potrebbero fare proprio il progetto di Wikipedia e promuoverlo con costanza al loro interno. Conferendo visibilità al loro patrimonio di conoscenze. Attraverso stage, servizio civile, progetti formativi interni, ecc. è possibile avere un contributor che arricchisce e crea voci dell’istituzione in cui risiede. Le ricerche scolastiche potrebbero rovesciare il loro senso e invece di attingere da Wikipedia per relazioni da sottoporre al docente, diventare occasione per arricchire voci, metterle in discussione, mostrandone validità e limiti.

Altro tema fondamentale è come garantire il progetto nel suo complesso e quindi come sostenere finanziariamente la Wikimedia Foundation, un’organizzazione no-profit che conta su dipendenti fissi e altri eletti online dagli utenti stessi. Talvolta durante le nostre ricerche compare un alert che ce lo ricorda e chiede una micro donazione: il fatto che sia un bene comune non significa che sia qualcosa di regalato. Se non ce ne interessiamo direttamente investendo, un giorno potrebbe scomparire. Come sarebbe il nostro mondo senza Wikipedia?

 

*Docente di Sociologia dei Media Digitali, Università di Urbino Carlo Bo

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