Seguici anche su

4 dicembre 2015

La stepchild adoption va riconosciuta ma ci vuole una madre

Famiglie | Come evitare  che la legge sulle unioni civili faciliti la maternità surrogata, una nuova forma di schiavitù  che viola i diritti del bambino
PAOLA TAVELLA

Ho allevato i miei figli – ormai più che ventenni – in una famiglia non tradizionale. Quando il primo figlio nato da me aveva cinque anni, suo padre si è fidanzato con un altro uomo. Quest’uomo aveva adottato un neonato negli Usa. I due bambini avevano la stessa età, sono cresciuti insieme. Il mio secondo figlio, nato in un matrimonio cui è seguito un divorzio, considera i suoi due step-fratelli e i loro padri metà della sua famiglia. Questa coppia di uomini ha insegnato a tutti e tre i bambini a nuotare, a sciare e viaggiare, li ha accompagnati a calcio e dal dottore, li ha accuditi tutti quando mia madre stava morendo in un’altra città e volevo stare con lei. Non so come avrei fatto senza il loro aiuto, la loro amicizia e il loro consiglio. Sono genitori eccellenti e saggi, i ragazzi li adorano e li rispettano.

Capirete quindi che sono a favore dell’adozione gay non solo per motivi ideali o di giustizia, ma in base a una lunga e profonda esperienza. In attesa di arrivare a questo traguardo, è indispensabile la stepchild adoption (l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia del figlio, naturale o adottivo, del partner), come previsto dalla legge sulle unioni civili che verrà discussa in Senato. La stepchild adoption è urgente per togliere dalla precarietà e dall’incertezza molte famiglie. Nel corso degli anni io stessa mi sono chiesta con angoscia come avremmo fronteggiato la situazione se uno di noi tre fosse morto, o si fosse ammalato al punto di non poter più assolvere i compiti di genitore. I bambini avrebbero potuto restare con i superstiti? Forse un tribunale avrebbe imposto un nuovo ordine, o avremmo trovato modo di proteggerci e crescere i ragazzi? Ci è andata bene e siamo in gran forma, tutti e sei. Ma ci ha assistito la fortuna, non certo la legge.

Credo quindi alla omogenitorialità e so, meglio di altri, che servono una serie di cautele per preservare i bambini e gli adolescenti: ma non in famiglia, dove di solito le cose vanno benissimo, piuttosto dalla curiosità e dalle incomprensioni nel mondo, e oggi soprattutto, a causa di una campagna omofoba, misogina e integralista che ai tempi nostri non esisteva. Eppure sono fra quelli cui pare fondato il rischio che la stepchild adoption faciliti la maternità surrogata, a mio parere giustamente vietata in Italia e in quasi tutti i paesi europei. E siccome sono pochissime le coppie di uomini che si rivolgono a madri surrogate all’estero, va detto chiaro che il rischio riguarda quasi solo coppie eterosessuali. Se la stepchild adoption deve essere perfezionata per evitare gli uteri in affitto, questo vale per tutti, non può essere un randello usato pretestuosamente per affossare le unioni civili.

Come risolvere questo rebus? Declinando e riconoscendo la differenza sessuale come in altri paesi. In Germania, per esempio, è assodato che coppie di uomini e coppie di donne non hanno gli stessi diritti riproduttivi. Le donne accedono all’inseminazione, gli uomini non possono ricorrere all’utero in affitto (è vietato, come da noi) e sono agevolati nell’affido. È ovvio che questa discussione è più libera là dove le coppie dello stesso sesso godono di pieni diritti. In Italia si potrebbe e fare una sanatoria per proteggere i diritti dei bambini nati finora (comunque e da chiunque siano nati), e per il futuro riconoscere la stepchild adoption a tutti, gay e no, a patto che esista (o sia esistita) una madre. Una madre, non una donna inseminata con l’ovulo comprato in Ucraina da un’altra e fecondato con il seme dell’aspirante padre, pagata per gestazione e parto e mai più rivista. In Francia un largo movimento di sinistra, di femministe e di lesbiche chiede lo stesso a Hollande, ovvero di contraddire la Corte Europea dei diritti dell’uomo e non riconoscere la stepchild a chi ricorre all’utero in affitto all’estero. Il movimento contro la florida industria dei bambini cash&carry è fortissimo in tutto il mondo. Ovunque è capitanato da donne di ogni orientamento sessuale, le quali contrastano questa pratica nell’interesse prevalente dei bambini e perché nei paesi terzi si configura come una nuova forma di schiavitù.

È anche la linea del Consiglio d’Europa e del Parlamento europeo che, nel 2011, ha definito la maternità surrogata sfruttamento del corpo femminile e violazione della Convenzione sui diritti del bambino là dove dice che ognuno ha diritto di conoscere i suoi genitori e di essere allevato da loro. Arrivare al divieto di surrogacy in tutto il mondo non sarà facile – e alcune pensano neppure conveniente, poiché resterebbe comunque un mercato clandestino molto pericoloso. Ma molte credono che si possa comunque trarre un guadagno di libertà da una vasta campagna di informazione, etica e politica. Fino a sancire ovunque almeno il diritto prevalente della madre, ovvero di scegliere se consegnare il figlio partorito su commissione oppure di tenerlo con sé.

Altri articoli che potrebbero interessarti