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26 novembre 2015

Renzi e i 500 euro ai diciottenni, il regalo invece del diritto

L’annuncio c’è stato. Ora tocca al ministro Padoan trovare le coperture. Molti storcono il naso: la manovra elettorale è dietro l’angolo (Piddini smentiscono). Perché il dono del premier arriva a tutti. Con la sua quota di debito pubblico, il figlio del bracciante contribuirà ad acquistare libri al figlio del notaio
ALESSANDRO ROBECCHI

Ben pensata, vecchia volpe. La mossa di mettere insieme nello stesso discorso (e forse nello stesso pacchetto di spese) sicurezza e cultura è quasi da manuale. Matteo Renzi l’ha annunciato nel discorso di ieri l’altro: più sicurezza ma anche più cultura. E consistenti regali: 80 euro ai poliziotti, per esempio, e 500 euro da spendere in libri, cinema, teatri e altro per chi compie 18 anni.

Poco importa che il ministro Padoan ora debba mettersi a cercare coperture in fretta e furia, e già si dice che i soldi per chi diventa maggiorenne (auguri) siano aggrappati a quella speranza di contribuito europeo per i migranti (tranquilli, non daranno 500 euro ai migranti). Ma insomma, l’annuncio è fatto, gli applausi partiti e, come sanno i sovrani, l’intendenza segue.

Può stupire in effetti che l’investimento “culturale” (da mettere a debito nei conti pubblici, comunque) sia un regalo, una specie di buono-acquisto, universale e uguale per tutti. Stupisce anche di più che un capo del governo annunci un dono per tutti i cittadini che voteranno la prima volta. Interpretazione maliziosa, ma non campata per aria: dicono i sondaggi che i diciottenni o non hanno voglia di votare (55 per cento) o votano i 5 stelle (37 per cento). Dunque una specie di campagna acquisti presso l’elettorato concorrente, in contanti. Il Dash promette soldi a chi compra il Dixan.

Altro legittimo sospetto sull’annuncio, l’universalità della mancia: reddito basso, o alto, o altissimo, tutti uguali. Il figlio del bracciante contribuirà con la sua quota di debito pubblico ad acquistare libri al figlio del notaio. Dovendo comprare libri, ragazzi, suggerirei Don Milani, là dove dice che fare parti uguali tra diseguali è una grossa ingiustizia. Prevale, insomma, la gentile concessione rispetto al diritto, in un Paese in cui le tasse universitarie salgono, le borse di studio calano e 58 italiani su cento non prendono in mano un libro nemmeno sotto minaccia armata.

La battaglia mediatica è in corso. Sui social, la pancia del Paese – almeno la pancia dei pasdaran renziani – argomenta che meglio a tutti che a nessuno (un po’ debole). Qualcuno dice «Ah, li avessi avuti io non avrei dovuto fare la barista per pagarmi il corso d’inglese», senza pensare che il corso d’inglese te lo dovrebbe dare la scuola pubblica. La nomenklatura del Pd si schiera a testuggine respingendo insinuazioni di tipo elettorale.

Come ha scritto su Twitter uno dei guru della comunicazione, Francesco Nicodemo: “Chi chiama mancia elettorale il bonus 500euro ai 18enni manca di rispetto innanzitutto ai ragazzi. Come se dicesse loro ‘vi fate comprare’”. Bello, un po’ coda di paglia, ma efficace (e che non esclude per niente il tentativo di acquisto). L’altro guru, invece, Filippo Sensi, si affanna a diffondere le reazioni internazionali alla promessa equazione sicurezza più cultura, titolo affascinante soprattutto se visto da lontano. Anche se, pure a distanza, c’è chi annusa aria di propaganda, come per esempio Le Monde: “Iniziativa abile, almeno di fronte all’opinione pubblica”. Insomma, come dire, bravo ma ti abbiamo sgamato.

Maurizio Ferrera, invece, sul Corriere della Sera di oggi critica aspramente la norma, contestando proprio la logica del bonus uguale per tutti (titolo: Il bonus per la cultura utile (forse) ma non equo). Insomma, la logica del regalo al posto del diritto, della munificenza governativa al posto dell’investimento mirato, la mancia, già visto ad esempio con il bonus bebé prima promesso a tutti e poi ovviamente, e giustamente, riportato a erogazioni basate sul reddito.

Comunque sia, l’annuncio c’è stato, ora si vedranno le procedure: dal 2016 può essere che i neo-diciottenni avranno (coi soldi di tutti) un regalo “culturale” da Matteo. Se poi se ne ricorderanno nel segreto della cabina elettorale è tutto da vedere: ai tempi di Lauro si poteva andare a reclamare la scarpa destra dopo aver votato, oggi è tutto sulla parola. Di Matteo, tra l’altro. Auguri.

[Foto di apertura di Simone Donati / TerraProject / Contrasto]

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