23.04.2014 @ 21.33

quotidiano di economia e cultura

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Piede Libero

di Alessandro Robecchi

Zio Tom

Chi ama la satira e i suoi paradossi non può che apprezzare la spericolata campagna elettorale di Magdi “Cristiano” Allam. Lo straniero nazionalizzato che gioca la carta della xenofobia ci mancava, ed è raro come il leone vegetariano. Eppure quella di Magdi è una success story: italianizzato, cattolicizzato, politicizzato, famosizzato e persino, incredibilmente, ogni tanto intervistato. E’ uno che potrebbe dire ai migranti: vedete? Si può. Invece li ammonisce, li criminalizza e strepita dai manifesti “Prima gli italiani” che sarebbero “sottomessi agli immigrati”. Si dirà che una simile scemenza non può funzionare. E invece no, funziona, e persino un sincero democratico può ritrovarsi a dire: “Ecco! Questi stranieri che vengono qui e rubano il lavoro ai razzisti italiani!”.

Il governo e il pasticcio della privatizzazione della Croce Rossa

Il governo e il pasticcio della privatizzazione della Croce Rossa

MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images

di Chiara Organtini

23 aprile @ 17.05

Obiettivo: risparmiare circa 150 milioni di euro dal 2016, ma la trasformazione sempre più complicata. Le affinità tra il sistema Cri e quello Alitalia-Cai. Dopo settimane di rimpalli la ministra Lorenzin non ha ancora sciolto i nodi con i sindacati. Intanto il Tar ha bloccato l'operazione che il presidente Rocca ha definito un "bagno di sangue"
Immigrazione, quello che ci chiede l'Ue e gli errori di Alfano

CHRISTOPHE SIMON/AFP/Getty Images

Gli errori di Alfano

di Giorgia Serughetti

23 aprile @ 12.56

È salito a 21mila persone il conto delle persone soccorse nel Canale di Sicilia nei primi mesi del 2014. Sulle coste del Ragusano e nelle altre province dell'isola ormai da settimane si parla di "emergenza", perché le strutture di accoglienza non sono sufficienti e l'impressione generale è che manchi una pianificazione responsabile. Si moltiplicano infatti gli appelli della società civile al Governo perché la situazione, che ricorda nei numeri la cosiddetta “emergenza Nord Africa” del 2011, sia gestita con il coinvolgimento delle organizzazioni competenti, anche per assicurare piena accoglienza e protezione ai richiedenti asilo. Ma la questione non riguarda solo l'Italia, investe l'Unione Europea nel suo complesso. Perché, al netto dell'eterna impreparazione italiana all'accoglienza di grandi flussi alle frontiere, è ormai evidente a tutti che la maggioranza di migranti e richiedenti asilo soccorsi in mare che mettono piede sul suolo italiano hanno ogni interesse a proseguire il viaggio verso altri paesi. Paesi come la Francia, la Germania, la Svezia dove risiedono loro connazionali o dove sanno di poter godere di maggiori tutele. Oggi il Regolamento europeo Dublino III stabilisce che lo stato Ue competente all'esame delle domande d'asilo è il primo in cui si è fatto ingresso, anche se esistono criteri che permettono di fare eccezioni alla norma, per esempio quando ci sono legami familiari con titolari di protezione internazionale in altri paesi membri. Eppure tanti ci provano a raggiungere la loro vera meta, e una volta trasportati sulla terra ferma dalle navi della Marina militare italiana spariscono dai centri di accoglienza, facendo perdere le loro tracce per evitare di essere identificati. Secondo una nota diffusa dall'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi), «ben poco si sa» di costoro, «non essendoci alcuna fonte istituzionale che riporti quanti siano i cosiddetti richiedenti asilo 'in transito', quali informazioni siano state loro fornite al momento dello sbarco e dunque quale conoscenza abbiano dei loro diritti, con la conseguenza che molti saranno rinviati in Italia proprio in forza del Regolamento Dublino III». Perché funziona così: se non ci sono le condizioni per essere accolti in altri paesi, i profughi che presentano domanda d'asilo in altri paesi europei possono essere rimandati indietro, nel territorio dello stato in cui hanno fatto ingresso. Anche se i dati ci dicono che l'Italia non è affatto il primo paese per numero di domande d'asilo esaminate, dal momento che segue a molta distanza paesi come la Germania o la Francia (nessuna "invasione", dunque), tuttavia è evidente che il tema dello "Stato membro competente" merita l'attenzione delle istituzioni comunitarie, e ha – questo sì – tutte le caratteristiche dell'urgenza. Servono meccanismi che facilitino la mobilità dei beneficiari di protezione internazionale all'interno dell'Unione Europea. Poi non dimentichiamo che le rischiose traversate in mare non sono una tragica fatalità a cui non è possibile dare che una risposta ex post. Si può affrontare il problema a monte, consentendo alle persone in cerca di protezione di presentare domanda già nei paesi della sponda sud del Mediterraneo da cui oggi salpano a bordo di imbarcazioni pericolanti. Da mesi, dal drammatico naufragio del 3 ottobre 2013, le associazioni a difesa dei diritti dei migranti chiedono l'apertura di un "corridoio umanitario". Pochi giorni fa Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, ha parlato della necessità di predisporre un piano di reinsediamento di rifugiati da paesi terzi a stati membri dell'UE, favorendo «un viaggio sicuro, dal presidio internazionale al paese di destinazione, quest'ultimo individuato anche considerando l'eventuale presenza di familiari». E anche questo è un punto che riguarda il sistema comune europeo di asilo. E tuttavia queste riflessioni politiche, indispensabili, non devono servire da alibi per sollevare l'Italia dalle sue responsabilità, scaricandone il peso sull'Europa. Perché le 13mila domande d'asilo presentate in Italia dall'inizio del 2014, con un aumento del 140 per cento rispetto allo stesso periodo del 2013, sono una realtà, ma non un fulmine a ciel sereno. Come scrive l'Asgi, «i migranti che oggi sbarcano in Sicilia fanno parte di un fenomeno largamente previsto e prevedibile di persone in fuga da gravi situazioni che minacciano i loro diritti fondamentali».   Già nel 2011 l'Italia ha fatto fronte a una pressione migratoria analoga: non abbiamo imparato nulla? Apparentemente no, se come denunciano le associazioni si stanno ripetendo gli stessi errori di allora. «La vicenda della cosiddetta Emergenza Nord Africa è emblematica di un approccio che non paga: non si assicurano condizioni dignitose a tutti i richiedenti asilo, si coinvolgono alberghi e altre strutture inadeguate, si creano tensioni con organizzazioni locali che pure sarebbero disponibili ad accogliere», scrivono Arci, Caritas, Fondazione Migrantes e il Coordinamento Nazionale Comunità d'Accoglienza (Cnca) in un comunicato congiunto. Ancora, a tre anni di distanza, la soluzione è cercata attraverso stanziamenti straordinari, per circuiti di accoglienza improvvisati che non rispondono agli standard, anziché con il sovvenzionamento del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, per renderlo adeguato alle necessità. Anche la vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, accusa il Governo e il ministro Alfano per il metodo con cui sta gestendo l'emergenza, dirottando i richiedenti asilo dalla Sicilia verso le altre regioni senza coinvolgere gli enti locali. Quella che si attende di vedere in campo è una risposta politica all'ennesima "crisi" che abbandoni una volta per tutte l'approssimazione delle risposte ad hoc, carenti sotto tutti i profili, dalla tutela dei diritti al controllo della spesa pubblica. E che sia frutto di un dialogo tra governo ed enti locali, istituzioni italiane ed europee, policy maker e società civile.  

Wojtyla e Roncalli, benvenuti alla fabbrica dei santi di Francesco

ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images

Wojtyla e Roncalli, benvenuti alla fabbrica dei santi di Francesco

di Valerio Gigante

23 aprile @ 11.23

Uno è stato il papa che ha beatificato più della metà dei santi della Chiesa, l'altro è quello della rottura con la tradizione e del Concilio Vaticano II. Domenica 27 saranno santi a loro volta, in una grande kermesse in piazza San Pietro. Con Francesco che si pone come la sintesi: l'appeal mediatico di Giovanni Paolo II e l'aura del riformatore del "papa buono"

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Johnny Depp e la macchina-corpo

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17 aprile @ 15.01

Super computer, robotica e luddismo tecnologico. Il nuovo film con Johnny Depp è un pastiche ricco di temi che parlano del nostro rapporto con le macchine. Forse troppo ricco

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La corsa alla terra

Land grabbing, è guerra per il controllo della terra

Land grabbing, è guerra della terra

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12 aprile @ 10.13

Quaranta milioni di ettari fertili acquistati a prezzi stracciati negli ultimi anni, soprattutto in Africa. Per trovare nuove terre e far fronte alla crescente domanda alimentare. Sul fenomeno ci sono pochi dati. Ma è chiaro che l'atteggiamento di Fao e World Bank che, ora cercano di correre ai ripari, è stato sbagliato. Ecco i dati

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29 marzo @ 14.37

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